Appunti sull’immigrazione Italiana in Francia.

Emigranti Italiani degli anni 60

Non é piacevole parlare di emigrazione, immigrazione o qualsivoglia fenomeno migratorio, perché dietro questo termine c’è sempre un fenomeno di disagio sociale che si abbatte su parte della popolazione obbligata dalla forza degli eventi ad abbandonare la propria terra, la propria cultura,le proprie abitudini e spesso la propria famiglia. Le prime migrazioni iniziarono in Italia dopo il 1861 e la causa fu la colonizzazione del Sud da parte del regno di Sardegna (poi divenuto Regno d’Italia) che imponendo pesanti tasse fondiarie sulle terre requisite ai latifondisti e ridistribuite ai contadini in piccole parcelle, fu causa del loro indebitamento, non potendo essi con i limitati raccolti sopportare il peso fiscale del nuovo Stato Unitario, e continuarono poi nel tempo, soprattutto a cavallo delle due guerre mondiali ed all’inizio degli anni 50 fino al 1970 anno in cui a fronte di una recessione economica in Francia ci fu invece uno sviluppo economico nella penisola grazie allo sviluppo dell’industria metalmeccanica (acciaierie), automobilistica e alimentare.

Piu che dell’emigrazione, evento triste e malinconico, a me piace parlare di coloro che parlando del loro paese intendono quel vasto territorio che si estende dalla Bretagna, la Normandia e Parigi e si estende fino a Roma e alla Sicilia;

Già nel Basso Medioevo, gli italiani erano conosciuti in Francia anzitutto come banchieri, provenienti dal Piemonte. A partire dal 1100 questi banchieri detti “lombardi”, come si usava nel medioevo per indicare gli abitanti del nord Italia, si diffusero in Francia. Da allora molti italiani hanno fatto la Francia: dal 1642 fino alla sua morte nel 1661, il cardinale italiano Giulio Mazzarino fu il primo ministro della Francia; dal 1669 fino alla sua morte nel 1712 l’astronomo italiano Giovanni Domenico Cassini fu direttore dell’Osservatorio di Parigi; nel 1761-93 Carlo Goldoni fu responsabile della Theatre Italien a Parigi; i compositori Niccolò Piccinni e Antonio Sacchini furono attivi in Francia durante quegli anni; nel 1787 il matematico torinese Giuseppe Luigi Lagrange si trasferì da Berlino a Parigi e fu nominato senatore dell’impero francese.

In Italia vivono e hanno vissuto Francesi perfettamente integrati che hanno lasciato una traccia importante della loro presenza, Jean Noel Schifano, scrittore ed ex direttore dell’istituto Francese di Napoli, Sylvayn Bellenger Direttore del Museo di Capodimonte a Napoli, I cuochi francesi a Napoli, ispiratori della cucina napoletana, detti Monsu'(dalla storpiatura del termine Monsieur in napoletano) il pittore Jean-Leon Jerome autore di molti dipinti creati durante il suo soggiorno Italiano, per non parlare dell’influenza culturale Francese dei tanti Filosofi illuministi che andavano ben oltre il concetto di Nazione individuando la ragione e l’intelletto come unica Patria del genere umano.

Grande rispetto per quegli uomini e quelle donne che hanno abbandonato il loro mondo per una vita migliore ma sono convinto che attraverso la conoscenza del passato e degli errori compiuti l’essere umano possa migliorare, e porre fine alle discriminazioni le ingiustizie e sofferenze incrociate nel triste cammino dell’emigrazione. Oggi siamo tutti cittadini di un’Europa unita, ciascuno con una propria nazionalità che rappresenta iun arricchimento per ciascuno di noi e dimenticando L’Italia di 50 anni fa, abbracciando la sua modernità attuale, la sua evoluzione i suoi giovani che sono cittadini europei di fiera nazionalità Italiana.

Notes sur l’immigration italienne en France.

Il n’est pas agréable de parler d’émigration, d’immigration ou de tout phénomène migratoire, car derrière ce terme il y a toujours un phénomène de malaise social qui touche une partie de la population forcée par les événements à abandonner sa terre, sa culture, ses habitudes et souvent la famille . Les premières migrations ont commencé en Italie après 1861 et ont pour cause la colonisation du Sud par le Royaume de Sardaigne (qui deviendra plus tard le Royaume d’Italie) qui, en imposant de lourdes taxes foncières sur les terres réquisitionnées aux propriétaires terriens et redistribuées aux paysans dans de petites parcelles, fait que leur endettement ne pouvait supporter la charge fiscale du nouvel État unitaire, puis s’est poursuivi dans le temps, notamment au tournant des deux guerres mondiales et au début des années 1950 jusqu’en 1970 où, face à une récession économique en France d’autre part, il y a eu un développement économique dans la péninsule grâce aux industries métallurgiques (aciéries), automobiles et alimentaires.

Plus que l’émigration, événement triste et mélancolique, j’aime à parler de ceux qui, parlant de leur pays, entendent ce vaste territoire qui s’étend de la Bretagne, de la Normandie et de Paris et s’étend jusqu’à Rome et la Sicile ;

Déjà à la fin du Moyen Âge, les Italiens étaient connus en France d’abord comme banquiers, venus du Piémont. A partir de 1100 ces banquiers appelés “Lombard”, comme on l’utilisait au Moyen Age pour désigner les habitants de l’Italie du Nord, se sont répandus en France. Depuis lors, de nombreux Italiens ont fait la France : de 1642 jusqu’à sa mort en 1661, le cardinal italien Giulio Mazzarino était le premier ministre de la France ; de 1669 jusqu’à sa mort en 1712, l’astronome italien Giovanni Domenico Cassini fut directeur de l’Observatoire de Paris ; en 1761-1793, Carlo Goldoni dirigeait le Théâtre Italien de Paris ; les compositeurs Niccolò Piccinni et Antonio Sacchini étaient actifs en France pendant ces années ; en 1787, le mathématicien turinois Giuseppe Luigi Lagrange quitta Berlin pour Paris et fut nommé sénateur de l’empire français.

Des Français parfaitement intégrés qui ont laissé une trace importante de leur présence en Italie, Jean Noel Schifano, écrivain et ancien directeur de l’institut français de Naples, Sylvayn Bellenger Directeur du Musée Capodimonte de Naples, cuisiniers français de Naples, inspirateurs de la cuisine napolitaine , dit Monsu’ (de la déformation du terme Monsieur en napolitain) le peintre Jean-Léon Jérôme, auteur de nombreux tableaux réalisés lors de son séjour en Italie, sans oublier l’influence culturelle française des nombreux Philosophes des Lumières qui allèrent bien au-delà des concept de nation en identifiant la raison et l’intellect comme la seule patrie de l’humanité.

Grand respect pour ces hommes et ces femmes qui ont abandonné leur monde pour une vie meilleure mais je suis convaincu qu’à travers la connaissance du passé et des erreurs commises, l’être humain peut s’améliorer, et mettre fin aux discriminations, injustices et souffrances traversées en le triste chemin de l’émigration. Aujourd’hui, nous sommes tous citoyens d’une Europe unie, chacun avec sa propre nationalité qui représente un enrichissement pour chacun de nous et oubliant l’Italie d’il y a 50 ans, embrassant sa modernité actuelle, son évolution, ses jeunes citoyens européens de fière nationalité italienne.

Autore: dauphin72000

Un po' poeta,un po' navigatore, un po' viaggiatore, molto legato alla mia terra e alla sua storia, con uno stato dell'animo che è perennemente presente....la napoletanità.

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