L’Unità di Italia vista da un rivoluzionario napoletano.

La storiografia ufficiale scritta dai risorgimentalisti che alla fine vinsero la guerra ed ebbero il diritto di parola ci ha sempre parlato di una guerra di liberazione mossa dal Regno di Sardegna nei confronti dei Borboni di Napoli per l’affrancamento di quel popolo schiavo , povero e sottomesso.

E’ ovvio che gli storiografi di Stato dicono la loro verità che non combacia sempre con la realtà che invece ci mostra come nel corso di quegli eventi si siano verificati dei fatti incresciosi che vale la pena conoscere. Tanto per cominciare l’idea di Italia Unita affonda le radici nel movimento politico “chiamato risorgimento “; Il Risorgimento è un movimento ideologico e letterario che culminerà, nel 1861, con l’Unità d’Italia. Si tratta in realtà di un movimento complesso, dotato di molte anime, che gli storici hanno interpretato in modi differenti. Il Risorgimento è il risultato dell’attività di molti politici, pensatori, cospiratori e patrioti. Non tutti aspiravano allo stesso obiettivo: qualcuno immaginava un’Italia repubblicana, qualcuno una confederazione di stati unita sotto l’autorità del papa, alla fine l’Unità d’Italia seguirà il percorso di una monarchia liberale, quella di casa Savoia per motivi contingenti dovuti ad interessi economici e politici di Stati come la Francia e la Gran Bretagna ,sopratutto ,e alla sconfitta degli Austriaci contro la coalizione Vittorio Emanuele II/ Napoleone III che verso il 1860 causarono importanti cambiamenti territoriali portando il Veneto e la Lombardia sotto il dominio del Regno di Sardegna che in cambio  donò a Napoleone III il ducato di Nizza.

Dunque la contingenza era favorevole a che Vittorio Emanuele tentasse anche di annettersi dopo Lombardia e Veneto, il Regno delle Due Sicilie anche se sotto sotto I francesi avrebbero voluto un loro Principe (l’ultimo discendente di casa Murat).

In effetti l’annessione del Regno di Napoli rappresentava un gran business per gli aspiranti liberatori, fossero essi Francesi Inglesi o Sardo/piemontesi.Nel 1860 la popolazione del Regno delle Due Sicilie era poco piú di 9 milioni di abitanti.Il Regno in quell’anno poteva sicuramente essere considerato in campo economico al primo posto in Italia ed al terzo in Europa.
La moneta circolante nelle Due Sicilie era pari a 443,2 milioni di lire, cioè oltre il doppio di tutte le altre monete circolanti nella penisola italiana.
Per fare un paragone si può considerare che il Piemonte possedeva solo 20 milioni di lire.
Questo era stato il risultato di previdenti leggi che avevano regolato le importazioni e le esportazioni proprio con lo scopo di favorire la nascita dell’industria, dosando opportunamente i dazi doganali e le misure fiscali.
Infatti già dal 1818 l’industria tessile (seta, cotone e lana) e quella metalmeccanica erano i due principali settori trainanti dell’economia delle due Sicilia, tanto che molti stranieri trovarono conveniente investire nel Regno.

il setificio di San Leucio a Caserta

Il reddito pro-capite era pressoché uguale a quello medio italiano, per un totale complessivo di 275 milioni di ducati all’anno.
Per quanto riguarda la vita economica bisogna dire che i prezzi erano estremamente stabili ed il Governo era sempre attento a garantire sia un’attività produttiva redditizia sia paghe adeguate al contesto socioeconomico.
Rarissime erano le emigrazioni, poiché la disoccupazione era molto limitata.

Il settore agricolo, dava una eccedenza di risorse alimentari che erano cosí disponibili sia per la manodopera dell’industria sia per l’aumento della popolazione.
A proposito di agricoltura è necessario dire che è una favola quello di un Sud latifondista con i Borbone.
I latifondi al Sud si formarono con la venuta dei Piemontesi, che svendettero ai loro collaborazionisti tutte le terre demaniali rapinate ai contadini che ne avevano l’uso civico da centinaia di anni. La CAMPANIA del 1860 era la regione piú industrializzata d’Europa, particolarmente l’area napoletana, lungo l’asse Caserta – Salerno.
In essa vi erano sia il grandioso Opificio di Pietrarsa dove si producevano motori a vapore, locomotive, carrozze ferroviarie e binari, sia i famosi cantieri navali tra i migliori d’Europa, fabbriche d’armi e di utensileria, aziende chimiche – farmaceutiche e per la produzione della carta, del vetro, concia e pelli, alimentari, ceramiche e materiali per edilizia.
Prestigiosa era la produzione della seta di S. Leucio.
Numerose anche le fabbriche di strumenti tecnici, orologi, bilance, e insomma tutta una miriade di fabbriche minori, nei piú svariati campi di attività, diffuse geograficamente in tutto il territorio.

Il Regno, in quegli anni, aveva dunque una forte economia, con una stabile e solida moneta, ma non aveva un forte esercito.

Il 1° ministro del Regno di Sardegna era invece Camillo Benso conte di Cavour. La mistica risorgimentale ci ha abituato a considerare Cavour come padre del Risorgimento, un genio della politica. In realtà in quanto massone non era indifferente , come Garibaldi, alle influenze massoniche Inglesi ( e non c’è nulla di male ad essere massoni), ma la maggior parte delle sue decisioni non furono altro che esecuzioni dei “suggerimenti” che venivano orchestrati da Londra. L’Inghilterra, per quanto riguarda in particolare il Mediterraneo, perseguì una sua complessa strategia politica che si sviluppò attraverso varie fasi. Iniziò con l’impossessamento di Gibilterra e, nel 1800, di Malta, che apparteneva alle Due Sicilie, approfittando dei disordini causati dalle guerre di Napoleone. Poi, intorno al 1850, in previsione dell’apertura del canale di Suez, per essa divenne vitale possedere il dominio dei Mediterraneo per potersi collegare facilmente con le sue colonie. Per questo i suoi obiettivi principali furono l’eliminazione della Russia dal Mediterraneo, contro la quale scatenò la vittoriosa guerra di Crimea nel 1853, e il ridimensionamento dell’influenza politica della Francia nel Mediterraneo. Il fattore determinante che spinse l’Inghilterra a dare inizio alle modifiche dell’assetto politico della penisola italiana furono gli accordi commerciali tra le Due Sicilie e l’Impero Russo, che aveva iniziato a far navigare la sua flotta nel Mediterraneo, avendo come base di appoggio i porti delle Due Sicilie. La Francia, a sua volta, voleva rafforzare la sua influenza sulla penisola italiana, sia con un suo protettorato sullo Stato Pontificio, sia con un suo progetto di mettere un principe francese nelle Due Sicilie. Per raggiungere questi obiettivi le due potenze si servirono del piccolo Stato savoiardo che, non avendo risorse economiche e militari per fare le sue guerre, dovette vendere alla Francia Nizza e la Savoia, ed era in procinto di vendere anche la Sardegna se non fosse stato fermato dall’Inghilterra che temeva un più forte dominio della Francia nel bacino mediterraneo. In Piemonte, infatti, il sistema sociale ed economico era ben povera cosa. Vi erano solo alcune Casse di risparmio e le istituzioni più attive erano i Monti di Pietà. Insomma esistevano solo delle piccole banche e banchieri privati, generalmente d’origine straniera, che assicuravano il cambio delle monete al ridotto mercato piemontese. In Lombardia non c’era alcuna banca di emissione e le attività commerciali riuscivano ad andare avanti solo perché operava la banca austriaca. E tutto questo già da solo dovrebbe rendere evidente che prima dell’invasione del Sud, al nord non potevano esserci vere industrie, nè vi poteva essere un grande commercio, nè i suoi abitanti erano ricchi ed evoluti, come afferma la storiografia ufficiale. Per il Piemonte, dunque, il problema più urgente era quello di evitare il collasso economico, dato il suo disastroso bilancio, e l’unico modo per venirne fuori era quello offertogli da Inghilterra e Francia che gli promettevano il loro appoggio per l’annessione dei prosperi e ricchi territori delle Due Sicilie e degli altri piccoli Stati della penisola italiana

In tale quadro, con l’appoggio attivo degli Inglesi e quello piu subdolo dei Francesi ci fu lo sbarco in Sicilia da parte di Garibaldi che risalendo la penisola entrò a Napoli il 7 settembre del 1861 e il 26 ottobre del 1860 si incontrò a Teano , sul fiume Volturno, con l’esercito di Vittorio Emanuele II; Tutto questo é raccontato dalla storiografia Ufficiale, che invece omette di precisare che tali eventi significarono non la rinascita ma la distruzione del meridione, con la presa di potere da parte di mafiosi e camorristi che lo stato sabaudo utilizzava per avere il controllo sul territorio, non lesinando loro incarichi prefettizi e di polizia, che la guerra appena condotta non era affatto una guerra di liberazione ma di conquista e sopraffazione come ci raccontano gli eventi appena dopo questi fatti, come la distruzione di poveri paesi contadini come Pontelandolfo e Casalduni, dove i bersaglieri fecero carne di porco, violentarono donne e trucidarono donne e bambini poi incendiarono e rasero al suolo i paesi. E questi non furono i soli ,bombardarono e distrussero Mola di Gaeta, fucilavano contadini senza processo con la scusa della lotta al brigantaggio ed il tutto in esecuzione degli ordini del Generale Piemontese Cialdini a cui ancora oggi sono intitolate, con grande vergogna da parte di chi conosce la storia, strade e piazze .I piemontesi loro la guerra la vinsero e dunque poterono commettere tali scempi senza essere condannati commettendo esattamente le stesse atrocità di cui i Nazisti si macchiarono a Marzabotto. Poterono esercitare il diritto di saccheggio delle città Meridionali come i Lanzichenecchi a Roma, e in nome dell’Unità d’Italia poterono stuprare le donne dei contadini.

Intorno a quel fatidico 1861 si andava affermando l’idea di “nazione italiana” in base alla quale idea, il Regno dei Borbone rappresentava una terra abitata da “esseri primitivi” … e che si dovesse operare chirurgicamente nel territorio, “contro” il meridione, che in quell’ottica (razzista) rappresentava una “negazione vivente”, un regresso o “piaga sociale” che necessitava di essere corretta e moralizzata, con una speciale “medicina” offerta dai “liberatori” ” In questo teatrino inventato appositamente (per scrollarsi i debiti che il Regno di Sardegna aveva contratto con Francia ed Inghilterra), la “lotta al brigantaggio“, divenne il verbo per la liberazione dal malessere meridionale. Dal 1861 questa è stata la versione diffusa in ogni testo scolastico, La lotta ai Briganti; Chi erano costoro? La storiografia ufficiale li descrive come briganti e tagliagole, gli studiosi più attenti sanno che erano , almeno in questo periodo storico, invece ,partigiani del governo legittimo di due Sicilia e nelle loro file si trovano i contadini spogliati delle loro terre, gli uomini di quelle donne violentate dai bersaglieri piemontesi del generale Cialdini, degno progenitore di Kappler (onta su di loro e su chi nasconde la verità), soldati dell’esercito borbonico, guidati da sottufficiali e Ufficiali, e molti entrati a far parte delle leggende popolari del meridione:Ninco Nanco Carmine crocco, Michelina de Cesare .

Ecco cosa dicevano del Brigantaggio i padri Gesuiti della “Civiltà Cattolica”: «Questo che voi chiamate con nome ingiurioso di Brigantaggio non è che una vera reazione dell’oppresso contro l’oppressore, della vittima contro il carnefice, del derubato contro il ladro, in una parola del diritto contro l’iniquità. L’idea che muove cotesta reazione è l’idea politica, morale e religiosa della giustizia, della proprietà, della libertà».

Quanto raccontato per dire che L’Unità d’Italia non si ottenne senza sangue e sofferenza ma fu una vera guerra di colonizzazione che spogliò, il meridione di tutte le sue ricchezze che furono trasferite al nord ed in questo preciso istante nacque la questione meridionale con la quale si indica quel processo di povertà disoccupazione e miseria che investi la gente del sud colonizzata dai Piemontesi e dominata dai camorristi di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze. Ho raccontato queste cose perché non è attraverso la menzogne che si costruisce una nazione e il futuro dei nostri giovani, ma attraverso la storia e la verità e vorrei concludere citando le parole che Francesco II di Borbone disse ai suoi ministri nel momento del Congedo: Io sono napoletano, né potrei senza grave rammarico dirigere parole di addio ai miei amatissimi popoli, ai miei compatrioti. Qualunque sarà il suo destino, prospero o avverso, serberò sempre per essi forti e amorevoli rimembranze. Raccomando loro la concordia, la pace, la santità dei doveri cittadini

palazzo reale di Napoli

Palazzo reale di Caserta e quello di…….

Torino

L’unification de l’Italie vue par un révolutionnaire napolitain.

L’historiographie officielle écrite par les Risorgimentalistes qui ont finalement gagné la guerre et eu le droit de parler, nous a toujours racconté d’une guerre de libération menée par le Royaume de Sardaigne contre les Bourbons de Naples pour la libération de leur peuple esclave, pauvre et soumis.

Il est évident que les historiens d’État disent leur vérité qui ne correspond pas toujours à la réalité qui nous montre comment des faits malheureux se sont produits au cours de ces événements qui valent la peine d’être connus. Pour commencer, l’idée de l’Italie “Unita” a ses racines dans le mouvement politique “appelé le Risorgimento” un mouvement idéologique et littéraire qui culminera, en 1861, avec l’unification de l’Italie. Il s’agit en fait d’un mouvement complexe, aux âmes multiples, que les historiens ont interprété de différentes manières. Le Risorgimento est le résultat de l’activité de nombreux politiciens, penseurs, conspirateurs et patriotes. Tout le monde n’aspirait pas au même but : quelqu’un imaginait une Italie républicaine, quelqu’un une confédération d’États unis sous l’autorité du pape, à la fin l’unification de l’Italie suivra la voie d’une monarchie libérale, celle de la Maison de Savoie pour des raisons contingentes, dues aux intérêts économiques et politiques d’États comme la France et la Grande-Bretagne, surtout, et à la défaite des Autrichiens contre la coalition Vittorio Emanuele II / Napoléon III qui, vers 1860, provoqua d’importants changements territoriaux plaçant la Vénétie et la Lombardie sous le dominion du Royaume de Sardaigne qui en échange donna le Duché de Nice à Napoléon III.

L’éventualité était donc en faveur de Vittorio Emanuele tentant également d’annexer le Royaume des Deux-Siciles après la Lombardie et la Vénétie, même si ,en dessous, les Français auraient voulu leur propre prince (le dernier descendant de la maison Murat).

De fait, l’annexion du royaume de Naples représentait une grande affaire pour les aspirants libérateurs, qu’ils soient français anglais ou sardes/piémontais.En 1860 la population du royaume des Deux-Siciles était d’un peu plus de 9 millions d’habitants. être considéré dans le domaine économique en premier lieu en Italie et troisième en Europe.
La monnaie circulant dans les Deux-Siciles était égale à 443,2 millions de lires, soit plus du double de celle de toutes les autres pièces circulant dans la péninsule italienne.
Pour faire une comparaison, on peut considérer que le Piémont ne possédait que 20 millions de lires.
Cela avait été le résultat de lois prévoyantes qui avaient réglementé les importations et les exportations dans le but précis de favoriser la naissance de l’industrie, en dosant de manière appropriée les droits de douane et les mesures fiscales.
En effet, depuis 1818, l’industrie textile (soie, coton et laine) et l’industrie mécanique étaient les deux principaux secteurs moteurs de l’économie des deux Sicile, à tel point que de nombreux étrangers trouvèrent opportun d’investir dans le Royaume.

Usine de soie a San Leucio Caserta

Le revenu par habitant était presque égal à la moyenne italienne, pour un total de 275 millions de ducats par an.
En ce qui concerne la vie économique, il faut dire que les prix étaient extrêmement stables et que le gouvernement veillait toujours à assurer à la fois une activité productive rentable et des salaires adaptés au contexte socio-économique.
L’émigration était très rare, car le chômage était très limité.

Le secteur agricole a donné un excédent de ressources alimentaires qui étaient donc disponibles à la fois pour le travail industriel et pour l’augmentation de la population.
En parlant d’agriculture, il faut dire que l’histoire d’un propriétaire terrien du Sud avec les Bourbons est un conte de fées.
Les grands domaines du Sud se sont formés avec l’arrivée des Piémontais, qui ont vendu à leurs collaborateurs toutes les terres domaniales volées aux paysans qui les utilisaient à des fins civiques depuis des centaines d’années. La CAMPANIE en 1860 était la région la plus industrialisée d’Europe, en particulier la région napolitaine, le long de l’axe Caserte – Salerne.
Il y avait à la fois le grandiose Opificio di Pietrarsa où étaient produits des moteurs à vapeur, des locomotives, des wagons et des voies ferrées, et les célèbres chantiers navals parmi les meilleurs d’Europe, des usines d’armes et d’outils, chimiques – pharmaceutiques et la production de papier, verre, tannage et le cuir, l’alimentation, la céramique et les matériaux de construction.

La production de soie de S. Leucio était prestigieuse.
Il existe également de nombreuses usines d’instruments techniques, de montres, de balances, et bref toute une myriade d’usines plus petites, dans les domaines d’activité les plus variés, réparties géographiquement sur tout le territoire.Le Royaume, dans ces années-là, avait donc une économie forte, avec une monnaie stable et solide, mais il n’avait pas une armée forte

Le 1er ministre du Royaume de Sardaigne était Camillo Benso comte de Cavour. Le mysticisme du Risorgimento nous a habitués à considérer Cavour comme le père du Risorgimento, un génie de la politique. En fait, en tant que franc-maçon, il n’était pas indifférent, comme Garibaldi, aux influences maçonniques anglaises (et il n’y a rien de mal à être franc-maçon), mais la plupart de ses décisions n’étaient rien de plus que des exécutions des “suggestions” orchestrées par Londres. L’Angleterre, en ce qui concerne la Méditerranée en particulier, a poursuivi sa propre stratégie politique complexe qui s’est développée en plusieurs phases. Elle a commencé par la prise de Gibraltar et, en 1800, de Malte, qui appartenait aux Deux-Siciles, profitant des troubles provoqués par les guerres de Napoléon. Puis, vers 1850, en prévision de l’ouverture du canal de Suez, il lui devient indispensable de dominer la Méditerranée afin de pouvoir se connecter facilement avec ses colonies. Pour cette raison, ses principaux objectifs étaient l’élimination de la Russie de la Méditerranée, contre laquelle il déchaîna la guerre de Crimée victorieuse en 1853, et la réduction de l’influence politique de la France en Méditerranée. Le facteur déterminant qui a poussé l’Angleterre à initier les changements dans la structure politique de la péninsule italienne ont été les accords commerciaux entre les Deux-Siciles et l’Empire russe, qui avait commencé à naviguer sa flotte en Méditerranée, ayant comme base de Je soutiens le ports des Deux-Siciles. La France, à son tour, a voulu renforcer son influence sur la péninsule italienne, à la fois avec son protectorat sur l’État pontifical, et avec son propre projet de placer un prince français aux Deux-Siciles.

Pour atteindre ces objectifs, les deux puissances utilisèrent le petit État savoyard qui, n’ayant pas de ressources économiques et militaires pour mener ses guerres, devait vendre Nice et la Savoie à la France, et s’apprêtait à vendre aussi la Sardaigne s’il n’était pas arrêté de l’Angleterre qui craignait une domination plus forte de la France dans le bassin méditerranéen. En fait, dans le Piémont, le système social et économique était très pauvre. Il n’y avait que quelques caisses d’épargne et les institutions les plus actives étaient les Monti di Pietà. Bref, il n’y avait que de petites banques et des banquiers privés, généralement d’origine étrangère, qui assuraient l’échange des pièces vers le petit marché piémontais. En Lombardie, il n’y avait pas de banque émettrice et les activités commerciales n’ont pu se poursuivre que parce que la banque autrichienne fonctionnait. Et tout cela seul devrait faire comprendre qu’avant l’invasion du Sud, il ne pouvait y avoir de véritables industries dans le Nord, ni beaucoup de commerce, ni ses habitants riches et évolués, comme l’affirme l’historiographie officielle. Pour le Piémont, donc, le problème le plus urgent était d’éviter l’effondrement économique, compte tenu de son budget désastreux, et le seul moyen d’en sortir était celui que lui offraient l’Angleterre et la France, qui lui promettaient leur soutien à l’annexion des territoires prospères et riches des Deux-Siciles et des autres petits États de la péninsule italienne

Dans ce contexte, avec le soutien actif des Anglais et le plus subtil des Français, il y eut le débarquement en Sicile de Garibaldi qui, remontant la péninsule, entra à Naples le 7 septembre 1861 et le 26 octobre 1860 il rencontra à Teano , sur le fleuve Volturno, avec l’armée de Vittorio Emanuele II; Tout cela est raconté par l’historiographie officielle, qui omet au contraire de préciser que ces événements signifiaient non pas la renaissance mais la destruction du sud, avec la prise du pouvoir par la mafia et la Camorra que l’État savoyard contrôlait autrefois le territoire, n’épargnant pas leurs fonctions préfectorales et policières, que la guerre qui vient d’être menée n’était pas du tout une guerre de libération mais de conquête et d’oppression comme nous le disent les événements qui ont suivi ces événements, comme la destruction de villages paysans pauvres comme Pontelandolfo et Casalduni, où les Bersaglieri ils ont fait du porc, violé des femmes et massacré des femmes et des enfants, puis brûlé et rasé les villages. Et ce n’étaient pas les seuls, ils ont bombardé et détruit Mola di Gaeta, ils ont fusillé des paysans sans procès sous prétexte de la lutte contre le banditisme et le tout en exécution des ordres du général piémontais Cialdini à qui ils portent encore aujourd’hui le nom, avec grande honte de la part de ceux qui connaissent l’histoire, les rues et les places.

Les Piémontais ont gagné la guerre et ont donc pu commettre de tels ravages sans être condamnés en commettant exactement les mêmes atrocités que les nazis ont commises à Marzabotto. Ils ont pu exercer le droit de piller les villes du sud comme les Lanzichenecchi à Rome, et au nom de l’unification de l’Italie, ils ont pu violer les paysannes. Autour de ce fatidique 1861 s’affirmait l’idée d’une “nation italienne” sur la base de laquelle l’idée, le Royaume des Bourbons représentait une terre habitée par des “êtres primitifs”… et qu’il fallait opérer chirurgicalement dans le territoire, “contre” le sud, qui dans cette perspective (raciste) représentait une “négation vivante”, une régression ou un “fléau social” qu’il fallait corriger et moraliser, avec un “médicament” spécial offert par les “libérateurs » « Dans ce petit théâtre inventé spécialement (pour secouer les dettes que le Royaume de Sardaigne avait contractées avec la France et l’Angleterre), la « lutte contre le banditisme », devint le mot de libération du malaise méridional. Depuis 1861, c’est la version répandue dans tous les manuels scolaires, La lutte contre les brigands ; Qui étaient-ils? L’historiographie officielle les décrit comme des brigands et des égorgeurs, les érudits les plus attentifs savent qu’ils étaient, au moins dans cette période historique, plutôt des partisans du gouvernement légitime des deux Sicile et dans leurs rangs il y a les paysans dépouillés de leurs terres, les hommes de ces femmes violées par les bersaglieri piémontais du général Cialdini, digne géniteur de Kappler (onte sur eux et sur ceux qui cachent la vérité), soldats de l’armée des Bourbons, dirigés par des sous-officiers et des officiers, et beaucoup qui sont devenus partie des légendes populaires du sud : Ninco Nanco Carmine crocco, Michelina de Cesare.

Voici ce que disaient les pères jésuites de la « Civiltà Cattolica » à propos du brigandage : « Ce que vous appelez du nom insultant de brigandage n’est rien d’autre qu’une véritable réaction de l’opprimé contre l’oppresseur, de la victime contre le bourreau, du volé contre le voleur, en un mot de la loi contre l’iniquité. L’idée qui anime cette réaction est l’idée politique, morale et religieuse de justice, de propriété, de liberté”.

Ce qui a été dit pour dire que l’unification de l’Italie ne s’est pas obtenue sans sang et sans souffrance mais ce fut une véritable guerre de colonisation qui a dépouillé le sud de toutes ses richesses qui ont été transférées au nord et à ce moment précis la question du sud est née avec ce qui indique ce processus de pauvreté, de chômage et de misère qui affecte les peuples du sud colonisés par les Piémontais et dominés par la Camorra, dont les conséquences se font encore payer aujourd’hui. J’ai dit ces choses parce que ce n’est pas par le mensonge que se construisent une nation et l’avenir de nos jeunes, mais par l’histoire et la vérité et je voudrais conclure en citant les paroles que François II de Bourbon a dites à ses ministres lors du moment de son départ: je suis napolitain, et je ne pourrais sans regret adresser des mots d’adieu à mes peuples bien-aimés, à mes compatriotes. Quel que soit leur destin, prospère ou adverse, je garderai toujours pour eux des souvenirs forts et affectueux. Je leur recommande l’harmonie, la paix, le caractère sacré des devoirs citoyens.

Autore: dauphin72000

Un po' poeta,un po' navigatore, un po' viaggiatore, molto legato alla mia terra e alla sua storia, con uno stato dell'animo che è perennemente presente....la napoletanità.

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