Complemento alla Napoli Greco/Romana.

Il centro della Napoli Greca era l’Acropoli ubicato sulla sommità del promontorio di Pizzofalcone (monte Echia) che era protetto a Nord da un grosso canalone che è oggi l’attuale via Chiaia e a Sud declinava a mare attraverso impervi sentieri che conducevano all’isolotto di Megaride , ove si trova il castel dell’ovo (secondo alcuni costruito sui resti dell’antica villa di Lucullo),che era servito di approdo ai Greci di Cuma nel corso della loro migrazione verso Sud. Questo era il nucleo della “palaiapolis “la città vecchia che si continuò a chiamare cosi per distinguerla dalla Neapolis, la città nuova, di fondazione successiva, il cui nucleo era invece l’attuale piazza San Gaetano, l’agorà, la piazza della città. Napoli fu soprattutto città Greca e lo rimase anche durante la dominazione Romana, la lingua ufficiale della città e era il Greco , i suoi atti pubblici erano redatti nella lingua di Omero cosi come greche erano i suoi dei. Napoli non si divideva in decumani e cardini, bensì in plateai e stenopoi, e la sua urbanistica rispecchia la concezione elaborata dai pitagorici.

Molte sono le vestigia rimaste dell’antica Napoli che rivedono la luce quasi per caso: L’antico porto , ubicato nell’attuale piazza municipio (di cui tutti sapevano l’esistenza ma non ne osavano parlare), ha rivisto la luce durante gli scavi per i lavori della metropolitana e ben tre imbarcazioni da carico sono state ritrovate; una importante domus Romana ha rivisto la luce invece a seguito del bombardamento avvenuto nel 1943 della chiesa del Carminiello ai Mannesi che l’aveva inglobata nelle sue fondamenta, mentre seguendo l’itinerario della Napoli sotterranea, che segue il corso dell’antico acquedotto greco scavato nel tufo, è possibile imbattersi nei resti degli edifici pubblici e privati dell’antica Neapolis.

Complément de la Naples grecque/romaine.
Le centre de la Naples grecque était l’Acropole située au sommet du promontoire de Pizzofalcone (Mont Echia) qui était protégé au nord par un grand ravin qui est aujourd’hui la Via Chiaia et au sud se déclinait vers la mer par des chemins accidentés menant à l’île de Megaride, où se trouve le Castel dell’Ovo (selon certains construit sur les ruines de l’ancienne villa de Lucullo), qui avait servi de lieu de débarquement pour les Grecs de Cuma lors de leur migration vers le sud. C’était le noyau de la “palaiapolis”, la vieille ville, qui a continué à être appelée ainsi pour la distinguer de Neapolis, la nouvelle ville, fondée plus tard, dont le noyau était plutôt l’actuelle Piazza San Gaetano, l’agora, la place de la ville. Naples était avant tout une ville grecque et l’est restée même pendant la domination romaine, la langue officielle de la ville était le grec, ses actes publics étaient écrits dans la langue d’Homère et ses dieux étaient grecs. Naples n’était pas divisée en decumani et cardinaux, mais en plateai et stenopoi, et son urbanisme reflète le concept développé par les pythagoriciens.
Nombreux sont les vestiges de l’ancienne Naples qui reviennent à la lumière presque par hasard : L’ancien port, situé sur l’actuelle Piazza Municipio (dont tout le monde connaissait l’existence mais n’osait pas en parler), a revu la lumière lors des fouilles pour les travaux du métro et trois cargos ont été retrouvés ; une importante domus romaine a revu la lumière à la place après le bombardement en 1943 de l’église de Carminiello ai Mannesi qui l’avait incorporée dans ses fondations, en suivant l’itinéraire de la Naples souterraine, qui suit le cours de l’ancien aqueduc grec creusé dans le tuf, il est possible de rencontrer les restes de bâtiments publics et privés de l’ancienne Neapolis

ELEGIA SU UN GIOVANE AMICO CHE SE N’E? ANDATO TROPPO PRESTO.

Una speranza ci abbandona e diviene certezza del nulla.

La giovane esistenza di un virgulto è la speranza di un albero forte che ci darà i suoi frutti, se il virgulto viene a mancare la speranza si attenua, ma non il desiderio di vedere altro ramo sorto dalla nostre radici che irrobustisce e cresce e ci rende forti e resistenti alle intemperie della vita.

Un giovane figlio se ne è andato, abbandonando le nostre radici, lasciandoci nella disperazione e l’incertezza, ma il suo alito vitale è presente e ci da la forza di continuare nella vita che è dono supremo e che mai sarà annientata e che trova la sua apoteosi nella dimensione del Divino che è talmente al di là delle nostre conoscenze che ci è interdetto di comprendere .

Un padre e una madre piangono e si disperano , il mondo è incredulo, un atto contro la natura delle cose non può essere un atto Divino … ma che ne sappiamo noi di Dio , talmente al di là e trascendentale mentre noi siamo così limitati da non capire anche le cose più semplici come la fratellanza l’amore e la solidarietà.

Un figlio se ne è andato, cosi è stato deciso dalla natura , e che il Padre e la Madre, insieme a tutti quelli che li amano possano piangere in pace, è un loro diritto, e attraverso le loro lacrime possano ritrovare la loro serenità nella speranza di un ritrovamento nella dimensione degli Angeli.

Gigi, Giulia, Gaia, siate forti io vi voglio bene ma non dubitate, Dio Vi ama.

A SPASSO PER I SECOLI DI NAPOLI

Dalle mitiche origini della città alla fine del Regno delle due Sicilie

A cura della professoressa Mariolina Landolfi Montella detta Mariolina

A cura della professoressa Maria Rosaria Landolfi Montella , conosciuta Mariolina.

Prefazione di Pasquale Tommasino

Mariolina è l’amica che tutti vorrebbero avere, colta, curiosa, riferimento per i suoi studenti è il professore che avrei desiderato e che ho trovato quando ero oramai adulto e la storia l’avevo abbandonata da tempo; con Mariolina ho appreso ad amarla, a capirla a penetrare nei suoi misteri e a comprendere che solo con la conoscenza del passato i nostri figli potranno avere un futuro migliore o per dirla alla “Mariolina” conoscere la strada Maestra da percorrere per migliorare il futuro. Io non posso non voler bene a Mariolina per avermi riaperto lo spirito ed i sensi, facendomi rivivere la passione della conoscenza dopo che questa si era assopita dopo un nove ad un interrogazione in cui asserivo che la battaglia di Lepanto aveva visto il successo della flotta Cristiana grazie all’intervento delle galere veneziane che avevano sconfitto gli ottomani ed i loro alleati sovietici, affondandone i sottomarini nucleari: la professoressa all’epoca lavorava a maglia durante la mia interrogazione.

Napoli: dalle mitiche origini alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente

1^ PARTE

Era già tanto che Ulisse errava per lidi lontani, a causa dell’ostilità di Poseidone, dio del mare. Tentava di ritornare in patria, nella sua isola, ma si frapponevano ostacoli sempre più insormontabili. Anche il mare calmo e azzurro poteva nascondere insidie per il nostro eroe, come l’isola delle Sirene,(Capri) affascinanti creature metà donne e metà pesce che, con il loro canto, attiravano i naviganti verso una morte certa. Allora Ulisse, consapevole del pericolo, tappate con la cera le orecchie dei compagni che erano ai remi, si fece legare all’albero della sua nave per non obbedire al dolce, fatale richiamo. Così il prudente eroe potette resistere all’invitante, ma ingannevole melodia e le Sirene, umiliate e disperate, morirono gettandosi in mare.Una di esse, Partenope, trasportata dalle onde, trovò la sua ultima dimora sulle rive di una terra bellissima, baciata dal sole e lambita da un mare cristallino. Qui,dove si era adagiata Partenope, cominciò a sorgere una città, che come il canto della sirena, attraeva e catturava i cuori.

Come si sa, dalla storia arriva il mito, e dal mito si risale alla storia,Napoli ha origini greche, un gruppo di abitanti dell’isola di Rodi, sbarcarono prima a Cuma, poi tra il IX e l’VIII sec.a.C. sull’isolotto di Megaride, dove fu poi costruito il Castel dell’ovo, e poi stabilirono il cuore della città dove è ora l’attuale Pizzofalcone che ne costituiva l’acropoli. Intorno al 530 Partenope decadde ed alcuni decenni dopo sempre i Cumani decisero di costruire una nuova città un pò più a est : Neapolis cioè città nuova per distinguerla dalla Palepolis (città vecchia ) di Pizzofalcone.

l luogo fu scelto in base alla praticità per il commercio, prossimo al mare e con approdi sicuri.
La città fu cinta da possenti mura e la struttura urbanistica seguì lo schema delle città greche con un’acropoli elabora,dove erano i templi e gli edifici pubblici. Le strade si intersecavano,Quelle più larghe di sei metri, ad andamento longitudinale, furono, poi dette dai Romani decumani e sono ora le attuali Via Tribunali,Via San Biagio dei librai, Via Anticaglia.Vi erano quelle più strette, di tre metri, in senso traversale, chiamate cardini dai Romani, come l’odierna S.Gregorio Armeno. La città, tra i V e il IV se. a.C: venne a contatto con i Sanniti, con i quali si stabilirono rapporti di vicinato e di affari che, col passare del tempo, si trasformarono in un attivo scambio etnico e culturale. Verso la fine del IV secolo, Roma strinse con Neapolis un patto che sottoponeva al controllo l’economia e il commercio della città, ma ne riconosceva l’autonomia nell’emettere moneta e lasciava al popolo le sue tradizioni, la sua lingua, la greca, i suoi costumi ed i suoi culti Neapolis divenne dunque città federata di Roma e rimase fedele a Roma nelle guerre contro Annibale.
Nel periodo imperiale decadde come porto, a vantaggio di Puteoli, ma venne sempre preferita come luogo di cultura e città gaudente.
D’altronde Napoli era ricca di Templi,,edifici pubblici e privati di cospicua bellezza e vantava enormi cisterne che assicuravano acqua alla sua numerosa e cosmopolita popolazione. Tra i Poeti fu la prediletta di Virgilio che vi fu sepolto (Mantua me genuit nunc me tenet Parthenope) e il poeta Stazio le dedicò versi pregevoli.
Spesso erano a Napolil’imperatore Claudio, Nerone,Tiberio e vari potenti si fecero costruire ville favolose come Lucullo, che scelse l’isolotto di Megaride, dove c’è ora il Castel dell’ovo e, dove nei suoi giardini introdusse la coltivazione della ciliegia, pianta che aveva importato dalla Cilicia (odierna Turchia), donde il nome di ciliegia.
Crocevia di popoli e culture a Napoli penetrò ben presto il Cristianesimo. Nei secoli seguenti il destino di Napoli si intreccio con quello di Roma ed il Cristianesimo si diffuse sempre più .
I Romani protessero l’amata e dotta Napoli con una potente cinta muraria, che però non la salvò dalle conseguenze delle invasioni barbariche e dalla caduta dell’impero romano d’occidente. Anzi proprio A Napoli ci fu la caduta dell’ultimo Imperatore d’occidente. il fanciullo Romolo Augusto nel 476 d.C.



Une promenade à travers les siècl

UNE PROMENADE À TRAVERS LES SIÈCLES DE NAPLES


Publié sous la direction du professeur Mariolina Landolfi Montella appelé Mariolina
Mariolina est l’amie que tout le monde aimerait avoir, cultivée, curieuse, une référence pour ses étudiants, elle est le professeur que j’aurais aimé et que j’ai trouvé quand j’étais adulte et que j’avais abandonné l’histoire il y a longtemps ; avec Mariolina j’ai appris à l’aimer, à la comprendre, à pénétrer ses mystères et à comprendre que seule la connaissance du passé permet à nos enfants d’avoir un meilleur avenir ou, comme dirait Mariolina, de connaître la route principale à prendre pour améliorer l’avenir. Je ne peux m’empêcher d’aimer Mariolina pour avoir réouvert mon esprit et mes sens, me faisant revivre la passion de la connaissance après qu’elle se soit assoupie ,après une bonne note a l’école lors que j’affirmais que la bataille de Lépante avait vu le succès d
e la flotte chrétienne grâce à l’intervention des galères vénitiennes qui avaient vaincu les Ottomans et leurs alliés soviétiques, coulant leurs sous-marins nucléaires : le professeur de l’époque tricotait un pull pendant mon intervention

Naples : des origines mythiques à la chute de l’Empire romain d’Occident
Première partie
Il était déjà assez grave qu’Ulysse s’éloigne des côtes, à cause de l’hostilité de Poséidon, dieu de la mer.
Il a essayé de retourner dans sa patrie, sur son île, mais des obstacles de plus en plus insurmontables se dressaient sur son chemin. Même la mer calme et bleue pouvait cacher des pièges pour notre héros, comme l’île des Sirènes, (Capri) créatures fascinantes mi-femme et mi-poisson qui, avec leur chant, attiraient les marins vers une mort certaine.
Puis Ulysse, conscient du danger, insera avec de la cire les oreilles de ses compagnons qui sont aux rames, est s’attacha au mât de son navire pour ne pas obéir à l’appel doux et fatal. Ainsi, le héros prudent a pu résister à la mélodie invitante mais trompeuse et les Sirènes, humiliées et désespérées, sont mortes en se jetant à la mer.
L’une d’entre elles, Parthenope, portée par les vagues, a trouvé sa dernière demeure sur les rives d’une terre magnifique, embrassée par le soleil et baignée par une mer cristalline. Ici, où Parthénope s’est couchée, une ville a commencé à s’élever, qui, comme le chant des sirènes, a attiré et capturé les cœurs.
Naples a des origines grecques, un groupe d’habitants de l’île de Rhodes, a d’abord débarqué à Cuma, puis entre le IXe et le VIIIe siècle avant J.-C. sur l’îlot de Mégaride, où le Castel dell’ovo a ensuite été construit, et a ensuite établi le cœur de la ville où se trouve aujourd’hui le Pizzofalcone qui en était l’acropole. Vers 530, Partenope s’est décomposé et quelques décennies plus tard, les Cumani ont décidé de construire une nouvelle ville un peu plus à l’est : Neapolis, qui est la nouvelle ville à distinguer de Palepolis (vieille ville) de Pizzofalcone

Le lieu a été choisi en fonction de son aspect pratique pour le commerce, à proximité de la mer et avec des ports sûrs.
La ville était entourée de murs massifs et la structure urbaine suivait le modèle des villes grecques avec une acropole, où il y avait des temples et des bâtiments publics. Les rues qui se croisent, celles qui ont plus de six mètres de large, dans le sens longitudinal, étaient alors appelées par les Romains decumani et sont aujourd’hui les actuelles Via Tribunale, Via San Biagio dei Librai, Via Anticaglia. Il y avait celles plus étroites, de trois mètres, dans le sens transversal, appelées charnières par les Romains, comme celle de l’actuel S. Gregorio Armeno. La ville, entre le cinquième et le quatrième siècle. av. J.-C. entre en contact avec les Samnites, avec lesquels elle établit des relations de voisinage et d’affaires qui, avec le temps, se transforment en un échange ethnique et culturel actif. Vers la fin du IVe siècle, Rome a resserré avec Neapolis un pacte qui soumettait au contrôle de l’économie et du commerce de la ville, mais de celle-ci reconnaissait l’autonomie dans l’émission de monnaie et laissait au peuple ses traditions, sa langue, le grec, ses coutumes et ses cultes. Neapolis devient donc ville fédérée de Rome et reste fidèle à Rome dans les guerres contre Hannibale.


À l’époque impériale, Neapolis céde son port, au profit de Puteoli, mais il a toujours été préféré comme lieu de culture et de plaisir.
Naples était riche de temples, de bâtiments publics et privés d’une beauté remarquable et possédait d’énormes citernes qui assuraient l’eau à sa population nombreuse et cosmopolite. Parmi les poètes, c’est le favori de Virgile qui y fut enterré avec l’epitaphe “Mantua me genuit nunc me tenet Parthenope” et le poète Stazio lui dédia de précieux vers.
Les empereurs Claudius, Néron et Tibère étaient souvent à Naples, et divers personnages puissants y ont fait construire de fabuleuses villas, comme Lucullus, qui a choisi la petite île de Megaride, où se trouve aujourd’hui le Castel dell’Ovo, et où il a introduit dans ses jardins la culture du cerisier, une plante qu’il avait importée de Cilicie (Turquie actuelle), d’où le nom de cerise.
Carrefour de peuples et de cultures, le christianisme a rapidement pénétré à Naples. Au cours des siècles suivants, le destin de Naples s’est mêlé à celui de Rome et le christianisme s’est répandu de plus en plus.
Les Romains ont protégé leur ville bien-aimée et savante de Naples par de puissants murs, mais ceux-ci ne l’ont pas sauvée des conséquences des invasions barbares et de la chute de l’Empire romain d’Occident. En fait, à Naples, il y a eu la chute du dernier empereur d’Occident, le jeune Romulus Augustus en 476 après J.-C.

La poesia del Commissario Ricciardi

Non credevo che un libro poliziesco potesse racchiudere in se una delicatezza tale da riuscire ad offuscare la tragedia d’un crimine commesso attraverso i sentimenti comuni all’animo umano. Una continua elegia che passando per il dolore e la sofferenza conduce ai nostri cuori la commozione della disperazione e la speranza del futuro. Anche le elegie di Saffo avevano origine dal dolore dell’animo umano ferito da pene d’amore o dalle passioni non corrisposte , come i crimini compiuti dall’uomo che per Ricciardi son dovuti o all’amore (e quindi gelosia) o alla fame (impossibilità di soddisfare un bisogno primario) con una concezione poetica del delitto che non trova più malauguratamente riscontro ai nostri giorni. Ma era l’epoca, quella di Ricciardi, in cui la vita era poesia, la città era poesia, con i suoi odori, i suoi umori , il suo amore per la vita e la disperazione che provava per i suoi morti che sussurravano a Ricciardi chiedendo giustizia. Mi sembra di averla vissuta quell’epoca, attraverso i mie occhi di quando bambino accompagnavo mia madre a far visita a qualche sua vecchia zia la cui esistenza si era fermata agli anni 30 : la casa con gli alti soffitti, le camere che si aprivano o l’una nell’altra o lungo un corridoio che correva da un lato all’altro della casa, il letto in ferro battuto, gli armadi in noce, i tavoli in castagno, le cassepanche che facevano capolino nelle stanze fredde e riscaldate da un braciere in ghisa pieno di cenere e legna ardente; la cucina con un tavolo ricoperto in marmo bianco da un lato e il blocco per preparare gli alimenti dall’altro, anch’esso in ghisa con delle aperture inferiori per riporre la carbonella incandescente per riscaldare le pietanze, Il ferro da stiro anch’esso a carbonella…..il romanticismo della casa e del calore di un’altra epoca dove ognuno aveva tempo per sognare. C’era una radio come compagna, e la televisione non ci consumava gli occhi imbrogliandoci con i suoi trucchi e e raccontandoci le sue verità spesso contrarie alla realtà , o un buon libro che ti consentiva di passare il tempo con il Commissario Ricciardi, il brigadiere Maione , con il dott. Modo o con te stesso che eri uno di loro non importa chi.. Gli odori della città che ti permettevano ad occhi chiusi di scoprire il quartiere dove passeggiavi e che ineluttabilmente li distinguevano gli uni dagli altri L’odore delle alici appena pescate a Mergellina, quello delle alghe seccata al sole sulla spiaggia a Posillipo , quello della pizza fritta alla Pignasecca e della margherita a Portalba, e man mano che salivi al Vomero un profumo che variava dalla mimosa alla ginestra al gelsomino secondo le stagioni. La poesia della città che si fonde con la poesia della vita che unisce in un unico abbraccio nobili borghesi e lazzaroni facendone un sol corpo: il Corpo di Napoli

LA POÉSIE DU COMMISSAIRE RICCIARDI

Je ne pensais pas qu’un roman policier pouvait contenir en soi une telle délicatesse pour pouvoir occulter la tragédie d’un crime commis par des sentiments communs à l’âme humaine. Une élégie continue qui, en passant par la douleur et la souffrance, fait naître dans nos cœurs l’émotion du désespoir et de l’espoir pour l’avenir. Même les élégies de Sappho ont pour origine la douleur de l’âme humaine blessée par l’amour ou par des passions non réciproques, comme les crimes commis par l’homme, qui pour Ricciardi sont dus soit à l’amour (et donc à la jalousie) soit à la faim (impossibilité de satisfaire un besoin primaire) avec une conception poétique du crime qui ne trouve malheureusement plus de correspondance à notre époque. Mais c’était l’époque de Ricciardi, quand la vie était de la poésie, la ville était de la poésie, avec ses odeurs, ses humeurs, son amour de la vie et le désespoir qu’elle ressentait pour ses morts qui murmuraient à Ricciardi en demandant justice. Il me semble que j’ai vécu cette époque, à travers mes yeux d’enfant lorsque j’accompagnais ma mère pour rendre visite à certaines de ses vieilles tantes dont l’existence s’était arrêtée dans les années 30 : la maison avec ses hauts plafonds, les pièces qui s’ouvraient soit l’une dans l’autre, soit le long d’un couloir qui allait d’un côté à l’autre de la maison, le lit en fer forgé, les armoires en noyer, les tables en châtaignier, les coffres qui s’ouvraient sur les chambres froides et étaient chauffés par un poêle à bois en fonte rempli de cendres et de bois ; la cuisine avec une table recouverte de marbre blanc d’un côté et le bloc pour préparer les aliments de l’autre, également en fonte avec des ouvertures inférieures pour garder le charbon de bois incandescent pour chauffer les plats, le fer aussi aux charbons de bois. …. la romance de la maison et la chaleur d’une autre époque où chacun avait le temps de rêver. Il y avait une radio comme compagnon, et la télévision ne nous consumait pas les yeux en nous trompant avec ses trucs et en nous disant ses vérités souvent contraires à la réalité, ou un bon livre qui vous permettait de passer du temps avec le commissaire Ricciardi, le brigadier Maione, le Dr Modo ou avec vous-même que vous étiez l’un d’entre eux peu importe qui… Les odeurs de la ville qui vous permettaient, les yeux fermés, de découvrir le quartier où vous vous promeniez et qui les distinguaient inévitablement les uns des autres : l’odeur des anchois fraîchement pêchés à Mergellina, l’odeur des algues séchées au soleil sur la plage à Posillipo, l’odeur de la pizza frite à Pignasecca et de la margherita à Portalba, et en montant à Vomero une odeur qui variait du mimosa au genêt en passant par le jasmin selon les saisons. La poésie de la ville qui se mêle à la poésie de la vie qui unit dans une même étreinte la noble bourgeoisie et les lazzaroni en un seul corps : le Corps de Naples.

Traduit avec http://www.DeepL.com/Translator (version gratuite)

NAPLES 1799, l’occasion perdue

Je ne veux pas nier mon identité sudiste et le fait que l’occupation du Royaume des deux Sicile n’a pas été le résultat d’une guerre de libération mais plutôt d’une guerre de colonisation entreprise par la pire dynastie d’Italie soutenue par la Maçonnerie qui avait, à l’époque, son centre de pouvoir au Royaume-Uni et des représentants, comme Cavour et Garibaldi, au Royaume de Sardaigne.
Janvier 1799, les champs étaient jonchés des cadavres d’environ 3000 lazzaroni (*) qui avaient combattu pour les Bourbons contre la descente des Français et leurs idéaux révolutionnaires illuministes qui envisageant déjà une république à la place d’une monarchie absolue et méchante qui régnait dans un des États les plus riches d’Europe mais où la richesse était réellement entre les mains de quelques-uns et les privilèges réservés presque exclusivement au clergé.

Un respect maximal pour les Lazzaroni(*) qui sont morts, et qu’il est juste de se souvenir, comme il est juste de se souvenir de tous ceux qui sont tombés au combat pour un idéal commun ou non, mais en 1799 nous avons perdu une occasion historique, la possibilité d’être les précurseurs d’un État unitaire libéré du joug des quelques maisons royales qui dominaient le monde sauf de temps en temps se disputer entre elles pour satisfaire leur soif de pouvoir : Les Habsbourg en Autriche, les Hanovriens (familles austro-allemandes) au Royaume-Uni, les Bourbons de France et d’Espagne ainsi que les Bourbons de Naples, les montagnards de la Maison de Savoie, tous apparentés les uns aux autres, maîtres de l’Europe et prêts à se trahir pour sauver leur part de pouvoir, flanqués des Lazzaroni qui, riches seulement de leur rage et de leur ignorance, enrichie quotidiennement par l’endoctrinement des prélats, sont de plus en plus convaincus que les idées de la révolution, liées aux concepts de liberté et d’égalité, sont l’œuvre du diable. Ils me rappellent aujourd’hui ces Lazzaroni, les disciples de certains dirigeants actuels bien loin des valeurs démocratiques . Comment était-il possible qu’un pauvre paysan ait les mêmes droits qu’un prince et qu’un lazzarone puisse un jour penser à contrer les paroles d’un prêtre? Ne laissez jamais faire, le péché mortel et l’œuvre du diable ! Il ne me semble pas que l’ignorance aient jamais apporté de nouvelles idées, les actes pas soutenues par des idéaux n’ont jamais été des révolutions mais des révoltes qui n’ont jamais été conciliées avec la force des idées et qui ont toujours échoué misérablement comme celle de Masaniello mis à mort parce qu’il n’a jamais pu être défendu par la raison car seuls le désir de pouvoir et la volonté de remplacer les puissants l’ont poussé à agir, devenant lui-même bourreau de lui-même. En 1799, la plus belle jeunesse napolitaine, hommes de lettres, juristes, médecins, intellectuels, soutenait les idéaux républicains qui malheureusement n’étaient pas poursuivis par les Français eux-mêmes, malgré les belles paroles, qu’avec le général Championnet gouvernaient Naples aussi en conquérants plutôt qu’en alliés, évitant que les racines républicaines puissent être prises dans un sol fertile mais pas suffisamment irrigué pour devenir de solides arbres de liberté; au contraire, ils ont encouragé le regret et le retour d’un roi sanguinaire qui n’a jamais fait preuve de courage et qui, alors qu’il aurait dû défendre son royaume, s’est réfugié sur le navire de Nelson qui l’a amené en Sicile et, au moment de la conciliation, il s’est montré vindicatif et sanguinaire en pendant sans pitié tous ses opposants politiques:Voilà les martyrs de la Révolution napolitaine, parmi lesquels Mario Pagano, Pimentel Fonseca et Gennaro Serra di Cassano, fils du prince Serra di Cassano, un ami proche de Ferdinand IV qui, en signe de protestation contre les Bourbons, a fermé le portail de son palais à Naples, dans le quartier de Pizzofalcone, sans le rouvrir jusqu’au 1999, quand le dernier descendent des princes Serra di Cassano a reçu les excuses des anglais, que évidement étaient derrière les lazzaroni et Ferdinand de Bourbon dont la dynastie fut encore trahis par les fis d’Albion le 1866.

(*) Lazzarone substantif d’0rigine espagnole qui signifie voyou napolitain que ne savait rien faire si non vivre à la journée avec des subterfuges souvent au de hors de la loi.

NAPOLI 1799, l’occasione persa

(risposta al professore Gennaro De Crescenzo)

Premetto che non voglio rinnegare la mia meridionalità ed il fatto che l’occupazione del Regno delle due Sicilia non sia stato il risultato di una guerra di liberazione ma bensì di una guerra di colonizzazione intrapresa dalla peggiore dinastia d’Italia appoggiata dalle massoneria che all’epoca aveva il proprio centro di Potere nel Regno Unito e rappresentanti, come Cavour e Garibaldi, nel Regno di Sardegna

Gennaio 1799 , campi disseminati dei cadaveri di circa 3000 lazzaroni che avevano combattuto per i Borboni contro la discesa dei Francesi e dei loro ideali rivoluzionari illuministici che già paventavano una repubblica al posto di una monarchia assoluta e scellerata che governava in uno degli Stati più ricchi d’Europa ma in cui la ricchezza era veramente nelle mani di pochi e i privilegi riservati quasi esclusivamente al clero.

Massimo rispetto per quei Lazzaroni morti, e che è giusto ricordare, come è giusto ricordare tutti caduti che si sono battuti per un ideale condivisibile o meno, ma nel 1799 si è persa un’ occasione storica, la possibilità di essere precursori di uno Stato Unitario libero dal giogo delle poche case reali che si spartivano il mondo salvo poi litigare tra di loro per soddisfare la loro sete di potere: Gli Asburgo in Austria, Gli Hannover (casato austro germanico) nel Regno Unito, i Borboni di Francia e quelli di Spagna oltre quelli di Napoli, i montanari di casa Savoia, tutti imparentati tra di loro, padroni dell’Europa e pronti al tradimento pur di salvare la loro fetta di potere, affiancati dai lazzaroni, ricchi solo del loro entusiasmo e della loro ignoranza arricchita quotidianamente dall’indottrinamento dei prelati si convincevano sempre più che le idee della rivoluzione, legate ai concetti di libertà e uguaglianza, fossero opera del demonio. Mi ricordano oggi questi Lazzaroni, i seguaci di certi dirigenti politici attuali lontanissimi dai valori di libertà e democrazia; Come era possibile che un povero contadino avesse gli stessi diritti di un principe e che un lazzarone potesse mai pensare di controbattere alle parole di un prete? Non sia mai, peccato mortale ed opera del Demonio! Non mi risulta che i lazzaroni abbiano mai portato nuove idee , le loro non sono mai state rivoluzioni ma rivolte che mai si sono conciliate con la forza delle idee e che sono sempre miseramente fallite come quella di Masaniello messo a morte perché mai potè essere difeso dai lumi della ragione perché solo lo spinse ad agire il desiderio di potere e la volontà di sostituirsi ai potenti divenendo lui stesso carnefice di se stesso. Nel 1799 la più bella gioventù napoletana, uomini di lettere, giuristi, medici,intellettuali appoggiarono gli ideali repubblicani che purtroppo non furono perseguiti dagli stessi Francesi, nonostante le belle parole, che con il generale Championnet governarono Napoli anch’essi da conquistatori piuttosto che da alleati , evitando che le radici repubblicane potessero trovare presa in un terreno certamente fertile ma non sufficientemente irrigato per trasformarsi in solidi alberi di lbertà, incoraggiando anzi il rimpianto ed il ritorno di un re sanguinario che non diede mai prova di coraggio e che nel momento in cui avrebbe dovuto difendere il regno si era rifugiato sulla nave di Nelson che lo condusse in Sicilia e nel momento della conciliazione si mostrò vendicativo e sanguinario impiccando tutti i suoi avversari politici senza pietà creando i martiri della Rivoluzione Napoletana tra cui Mario Pagano, Pimentel Fonseca e Gennaro Serra di Cassano figliolo del Principe Serra di Cassano, amico intimo di Ferdinando IV poi divenuto I, che per protestare contro il Borbone chiuse l’ingrosso principale del suo palazzo a Napoli ,quartiere di Pizzofalcone, senza più riaprierlo neanche ai giorni d’oggi.

DISCOURS SUR LA TOMBE DE MON EQUIPE DU COEUR

(librement tiré de Jules César de William Shakespeare)

Amis, sportifs, fans, écoutez le cœur de l’homme qui a été un fidèle adepte d’une équipe qui, pendant les années passées loin de son lieu de naissance, lui a toujours fait sentir qu’il était lié au destin de Partenope et de ses compatriotes.

Je ne veux pas, au moment de sa mort, faire l’éloge de Naples mais l’enterrer dignement, car quelqu’un a décidé de l’exécuter.

Les misères de ses restes survivent, tandis que sa gloire récente et passée s’éteint avec le temps :

Les nobles juges fédéraux ont dit que Naples a manqué à ses devoirs de loyauté, d’honnêteté et de sportivité, et si ce que les juges ont dit est vrai et que les juges sont des hommes d’honneur et que je dois donc les croire, elle a sévèrement servi sa culpabilité par une condamnation sévère et exemplaire qui a détruit son honneur et sa crédibilité, mais je suis venu ici, toujours avec la permission des juges fédéraux, hommes d’honneur, pour parler non pas des intentions qui restent comme des nuages sans substance, mais des faits que je connais personnellement.

Naples a été mon équipe de cœur, loyale et généreuse non seulement en me donnant des moments de bonheur, mais aussi lorsqu’elle a fait des dons pour les malades, qu’elle a payé ses salaires à temps, qu’elle n’a jamais demandé de faux passeports, qu’elle n’a jamais contacté les universités pour obtenir des avantages et qu’elle n’a jamais été surprise par des mallettes pleines d’argent. Mais les juges, qui sont des hommes d’honneur, ont dit qu’il était déloyal, et ce sont des hommes d’honneur. Je sais que Naples a beaucoup contribué, par son comportement, aux recettes fédérales, par la télévision, les impôts, toujours payés et la sagesse dans la gestion du budget, mais les juges, qui sont des hommes d’honneur, ont décidé que c’était imprudent. Est-ce cela la déloyauté ? Obéir aux lois de l’État ? Faire passer la santé des citoyens avant un jeu ? Si les juges, hommes d’honneur, disent que Naples a été déloyale, je ne peux pas le réfuter.

Je n’écris pas cela pour réfuter ce que les juges ont dit, mais seulement pour dire ce que je sais, les faits réels et non les intentions : Mon cher Naples n’a pas triché, il n’a eu que la crainte et le respect de la loi pour éviter qu’elle ne soit foulée aux pieds et que les hommes d’honneur qui l’ont condamné ne soient offensés par son non-respect des règles.

Pasquale Tommasino

Traduit avec http://www.DeepL.com/Translator (version gratuite)

Discorso sulla tomba della mia squadra del cuore

(liberamente tratto dal Giulio Cesare di William Shakespeare)

Amici, uomini di sport, tifosi, ascoltate il cuore di colui che fu un fedele seguace di una squadra che durante gli anni di lontananza dai luoghi natali, sempre lo fece sentire legato al destino di Partenope e dei propri compatrioti.

Voglio, nel momento della sua morte, non elogiare il Napoli ma degnamente seppellirlo, visto che qualcuno ha deciso di giustiziarlo.

Le miserie delle sue spoglie sopravvivono, mentre la sua gloria recente e passata si estinguerà nel tempo:

I nobili giudici Federali hanno detto che il Napoli è venuto meno ai suoi doveri di lealtà, probità e sportività, e se quello che hanno detto i giudici è vero e i giudici sono uomini d’onore e devo quindi crederli, ha gravemente scontato le sue colpe con una condanna dura ed esemplare che ne ha distrutto l’onorabilità e la credibilità , ma io , sempre con il permesso dei giudici federali ,uomini d’onore, sono venuto qui a parlare non delle intenzioni che tali restano come nubi senza sostanza, ma di fatti che personalmente conosco.

Il Napoli è stata la mia squadra del cuore , leale e generosa non solo nel regalarmi momenti di felicità , ma anche quando ha donato per gli ammalati, ha pagato puntualmente gli stipendi, non ha mai richiesto passaporti falsi, mai ha contattato università per ottenere vantaggi né mai si è fatto sorprendere con valigette piene di banconote. Ma i giudici, che sono uomini d’onore, hanno detto che fu sleale, ed essi sono uomini d’onore. Io so che il Napoli molto contribuì, con il suo comportamento, agli introiti federali, attraverso le televisioni, le imposte, sempre pagate e la saggezza nella gestione del bilancio, ma i giudici, che sono uomini d’onore hanno deciso che era improbo. E’ forse questa la slealtà? Aver obbedito a leggi dello Stato? Aver anteposto la salute dei cittadini ad un gioco? Se i giudici , uomini d’onore dicono che il Napoli fu sleale non posso io confutarlo.

Non scrivo io questo per confutare quello che i giudici hanno affermato ma solo per raccontare quello che so, i fatti veri e non le intenzioni: Il mio caro Napoli non ha barato ha solo avuto timore e rispetto per la legge per evitare che essa fosse calpestata e che gli uomini d’onore che l’hanno condannat0 fossero offesi dal mancato rispetto delle norme.

Pasquale Tommasino

giustizia e diritto francese

JUSTICE ET DROIT
(parce que le Dr. Mastrandrea pensait avoir raison (peut-être) qu’il a piétiné la droite
En parlant du juge sportif et de la décision prise sur le match de la Juventus Napoli, il est difficile de penser qu’un magistrat expert comme le Dr. Mastrandrea ait pu donner naissance à une telle merde, pleine de contradictions et d’incohérence qui est assez éloignée des principes de droit qui s’appliquent en Italie, un pays dont la FIGC est également membre, je pense, qui avec ses règles et ses règlements ne peut pas s’opposer aux règles de l’État, mais s’adapte harmonieusement en respectant les hiérarchies. Un simple étudiant en droit comptable, sans déranger les universitaires, les avocats, les magistrats et autres, comprendrait aisément que le fameux protocole de la FIGC ne peut être placé devant aucune loi de l’État, occupant la dernière place dans la hiérarchie des sources : pour être clair, toute mesure d’ASL la plus délabrée d’Italie vaut plus que ce bout de papier, à tel point qu’à un certain moment, on peut lire dans le document dont nous parlons : sans préjudice des prérogatives (qui découlent de la Constitution, la source la plus élevée) des autorités régionales et locales dans le domaine de la santé.
Le Dr. Mastrandrea, plus que de décider selon la loi, s’est exercé en traitant ce qu’il a dit (car il ne peut pas savoir) étaient les intentions du CSD de Naples, ignorant que notre système est basé sur le droit positif, c’est-à-dire sur des lois et des procédures écrites qui prévoient de juger sur des faits et des documents et non sur des sentiments. Si je pense que Tizio est un criminel et que je n’ai rien pour le prouver, je ne peux pas le condamner.
En outre, les motivations des décisions de Mastrandrea commencent par une hypothèse absolument partageable lorsque le même juge affirme que les actes et mesures de l’État et des autorités territoriales dans le domaine de la santé sont exclus de ses évaluations mais ensuite il se perd et il devient négligent lorsqu’il entre dans la

la portée préceptive et prescriptive des notes des autorités sanitaires locales napolitaines et de la région de Campanie.
La contradiction est évidente lorsque le juge déclare ensuite que les notes du samedi semblaient compatibles avec le protocole de la FIGC et permettaient donc le départ pour Turin alors que c’est seulement le PEC du dimanche vers 14 heures qui interdisait clairement à l’équipe de quitter son domicile.

“Dr. Mastrandrea, comment est-il possible qu’une mesure explicative et confirmatoire d’une interdiction puisse avoir plus de force que l’interdiction elle-même ? Comment peut-on blâmer le comportement d’un sujet qui est déjà certain d’une prescription et qui se tourne vers une autorité étatique pour obtenir des éclaircissements auprès d’un interlocuteur à la tête dure ? (la ligue de football) C’est comme quand j’essaie de faire comprendre à un ami la règle du hors-jeu et que je lui montre les règles et qu’à la fin il comprend (la ligue de football a continué à ne pas comprendre) … mais la règle du hors-jeu existait quand même … Ainsi, la prescription prescriptive et préceptive existait de toute façon, cher Mastrandrea”.

Imaginons un instant, et je répète, imaginons que le juge ait eu raison de dire que Naples avait déjà l’intention de ne pas partir et que si la réponse interprétative de la région avait été le départ, elle n’aurait plus été en mesure d’organiser le départ ( La négation du droit est de le faire avec des si et des mais et des formes douteuses mais tellement douteuses) Un avion aurait pu partir à 16h30 pour être à 18h00 à Turin à 20h00 au Stade ; Cher Juge, ne vous fiez pas à votre hypothèse ou à vos intentions fantaisistes, la prochaine fois, vous ferez un meilleur chiffre.
Je m’attarde également sur la notion de Force Majeure qui est l’exception à laquelle le CSD NAPOLI fait appel, la Force Majeure est un obstacle objectif qui existe puisqu’il y a la norme : vis maior cui resisti non potest de la série qui si les joueurs de Naples ne se soumettaient pas, pour dire la terre, pourrait aller en prison…..

Une dernière chose qui a échappé à la plupart des gens : il est vrai que la Juventus FC n’a pas engagé de poursuites parce qu’elle était déjà bien représentée, lit-on dans l’introduction des motivations : compte tenu des mémoires présentés par le CSD Naples ainsi que par la ligue de football….. Méditer les gens méditent…

Pasquale Tommasino

GIUSTIZIA E DIRITTO

(perchè il Dott. Mastrandrea pensando di essere giusto( forse) ha calpestato il diritto

Parlando del giudice sportivo e della decisione presa sulla partita Juventus Napoli è difficile pensare che un magistrato esperto come il dott. Mastrandrea abbia potuto partorire una schifezza simile, piena di contraddizioni e incoerenza che è parecchio lontana dai principi del diritto che vigono in Italia, paese del quale mi pare faccia parte anche la FIGC che con le sue norme e regolamenti non può contrastare le norme Statali, ma armonicamente adeguarsi rispettandone le gerarchie. Un semplice studente di diritto di ragioneria, senza scomodare universitari, avvocati, magistrati ed altro capirebbe tranquillamente che il famoso protocollo FIGC non può essere anteposto ad una qualsiasi legge dello Stato, ricoprendo l’ultimo posto nella gerarchia delle fonti: per esser chiari qualsiasi sgangherato provvedimento della più sgangherata ASL d’Italia vale più di quel pezzo di carta tant’è che ad un certo punto il documento di cui parliamo recita: fatte salve le prerogative (che discendono dalla Costituzione, fonte massima) delle autorità regionali e locali in materia di sanità.

Il dott. Mastrandrea più che decidere secondo diritto si è esercitato processando quelle che a suo dire (perchè non può saperlo) erano le intenzioni della SSC Napoli ignorando che il nostro ordinamento si basa su diritto positivo, cioè su leggi e procedure scritte che prevedono di giudicare su fatti e documenti e non sulle sensazioni. Se io penso che Tizio è un delinquente e non ne ho nulla che lo dimostri, non lo posso condannare.

Inoltre le motivazioni della decisioni di Mastrandrea iniziano con un assunto assolutamente condivisibile quando lo stesso giudice afferma che gli atti e provvedimenti delle autorità statali e territoriali in materia di sanità sono precluse alle sue valutazioni ma poi si perde e si accattorcia quando entra nel merito della portata precettiva e prescrittiva delle note delle ASL napoletane e della regione Campania.

La contraddizione è evidente quando poi il giudice afferma che le note del sabato apparivano compatibili con il protocollo FIGC e consentivano quindi la partenza per Torino mentre non era che la PEC della domenica alle ore 14 circa che vietava chiaramente alla squadra di lasciare il proprio domicilio.

“Dott. Mastrandrea, come è possibile che un provvedimento esplicativo e confermativo di un divieto possa avere più forza dello stesso divieto? come può biasimare il comportamento di un soggetto che già certo di una prescrizione si rivolge ad un’autorità statale per far giungere i chiarimenti ad un suo interlocutore con la capoccia dura? (la lega calcio) E’ come quando cerco di far capire la regola del fuori gioco ad un amico che non ci arriva e gli mostro il regolamento e alla fine questo capisce.(la lega calcio ha continuato a non capire)…ma la regola del fuori gioco esisteva a prescindere… Cosi la prescrizione prescrittiva e precettiva esisteva a prescindere caro Mastrandrea”

Facciamo finta per un momento e ribadisco fingiamo che il giudice abbia avuto ragione dicendo che il Napoli aveva già intenzione di non partire e che se la risposta interpretativa della regione fosse stata per la partenza non avrebbe più potuto organizzare la partenza ( La negazione del diritto è farlo con i se con i ma e le forme dubitative ma tant’è) ,: la partita era alle 20 45, Un aereo sarebbe potuto partire alle 16 30 essere alle 18 a Torino alle 20 allo Stadio; Caro giudice si basi sulle carte non sulle sue ipotesi o intenzioni fantasiose la prossima volta, farà una migliore figura.

Inoltre mi soffermo sul concetto di Forza maggiore che è poi l’esimente a cui la SSC NAPOLI si appella, La forza maggiore è un impedimento oggettivo che esiste dal momento che esiste la norma : vis maior cui resisti non potest della serie che se i calciatori del Napoli non sottostavano , per dirla terra terra, potevano andare in galera…..

Un ultima cosa che ai più è sfuggita: è vero, la Juventus FC non si è costituita in giudizio tanto era già ben rappresentata, si legge infatti in premessa alle motivazioni: viste le memorie presentate dalla SSC Napoli nonchè dalla lega calcio…..

Meditate gente meditate…

Pasquale Tommasino

Contrammiraglio Marina Militare della Riserva

già Capo Ufficio Giustizia e Disciplina del CMMA Sardegna.