L’importanza di chiamarsi ADL

Certo avere un nome, una posizione influenza, certo che influenza; se ADL non si fosse chiamato ADL e se non fosse stato il presidente di un club che è spesso oggetto di disdicevoli luoghi comuni come la città che esso rappresenta e se non risultasse il più delle volte spocchioso e antipatico, non avrebbe forse avuta quella notorietà perversa che fa vedere nere le cose che forse sono bianche o tutto al più grigie; non avrebbero visto in lui l’untore responsabile di voler diffondere insano morbo nel famoso palazzo del potere che un suo fido scudiero (Don Maurizio da Napoli) avrebbe voluto conquistare con impari tenzone tra ciucciarielli e zebre.

E transeat che volgo ignorante blateri trovando piacere ad emettere area dai polmoni prima di attivare il cervello, ma che questo esercizio provenga da coloro che amano definirsi intellettuali da la misura del decadentismo culturale del nostro secolo.

Certo se anche la famosa figlia di un uomo politicone secolo scorso, già redattrice di tele Kabul, travisa completamente la realtà delle cose raccontando attraverso i media una verità che a Lei sola appartiene, ci si rende conto come la manipolazione delle masse è cosa semplice e scontata anche perché oramai l’informazione è sempre più superficiale e di facciata, orientata verso l’audience ed il profitto. Oggi non si racconta ciò che è vero ma ciò che può sembrare vero e che fa piacere all’editore ai potentati economici o al gregge che in definitiva sono coloro capaci di muovere voti, soldi ed orientare quindi la politica;

Riporto la verità raccontata in una trasmissione televisiva dalla suddetta giornalista: ADL si è recato in Lega avendo la febbre più altri disturbi (e non cito la festa che la Signora di cui si parla ha forse sognato);

La realtà di ADL :si è recato in lega dopo essersi misurato sei volte la temperatura, tre volte andando a Milano ,tre volte tornando verso Napoli;( sempre per la signora di prima: non si trattava di una festa ma di una riunione tra i presidenti di club di serie A)

ADL fa il tampone con il resto della squadra due volte a settimana, per norma, e dunque è evidente che non attende il risultato dello stesso che normalmente arriva dopo 24 ore,in assenza di sintomi, né mi sembra che il cagarone sia mai stato indicato nella sintomatologia del covid (se no io dovrei fare il tampone ogni lunedì successivo alla crapula festiva, quando metto a seria prova i meccanismi di difesa del mio organismo).

Inoltre non mi pare che alcuno degli altri partecipanti alla riunione, né il presidente a cui ADL ha offerto un passaggio sull’aereo-taxi né i piloti né i marinai dell’imbarcazione che l’ha ricondotto a Capri si siano ammalati.

Conclusione ADL può essere antipatico, spocchioso, arrogante ma non è un untore ed evidentemente le norme di profilassi sono state rispettate nonostante il blaterare di coloro che hanno cercato un momento di facile celebrità attaccando chi, per forza di cose, aveva in quel momento la guardia bassa.

Meditate gente meditate!

ANCORA SUL COVID 19

Ad epidemia conclamata mi ero permesso di scrivere alcune osservazioni sul coronavirus che ancora ci affligge ed insistendo nel definirmi solo un osservatore degli avvenimenti che si susseguono nel mondo ed un ascoltatore dei pareri di scienziati, critici e venditori di fumo, mi pongo alcuni quesiti affermando il mio non negazionismo o un mio assolutismo,rivendicando la mia appartenenza alla scuola DE CRESCIENZIANA e dichiarandomi indegno lettore del filosofo napoletano Luciano De crescenza che pone il dubbio a base della conoscenza umana; dunque consentitemi di arrivare alla conoscenza delle cose attraverso il dubbio nemico dell’assolutismo.

E tutto inizia l’inverno scorso quando l’epidemia fa in Italia circa 35.000 vittime su circa 200.000 casi, per arrivare all’attualità in cui ci sono più casi ma non malati, vale a dire persone che hanno qualche sintomo.

Si definisce malato colui che ha dei sintomi ma oggi i sintomatici rappresentano una percentuale abbastanza bassa dei positivi mentre ad inizio dell’epidemia erano tutti sintomatici e quindi malati.

Il 28 marzo in Italia furono testati 5986 casi, quasi tutti sintomatici, il 30 agosto 1365 casi di cui solo un centinaio di sintomatici, un numero addirittura più basso di quelli dei mesi di giugno quando fu deciso di riaprire il paese.

Questo non vuol dire che bisogna abbassare la guardia ma continuare ad essere prudenti, evitando sconsiderati assembramenti ,ma evitando allarmismi solo dannosi per le persone e l’economia del paese, ma se tanto mi da tanto vuol dire che a marzo c’erano circa 4000 malati al giorno ed oggi forse un solo un centinaio non identificando come malati gli asintomatici che potenzialmente restano comunque dei portatori sani.

Tanto premesso mi sembra di cogliere alcune similitudini tra il covid 19 e l’influenza spagnola.

La causa dell’influenza spagnola fu un virus H1 umano che si combinò ad un virus aviario N1 ee la causa principale delle morti fu una tempesta di citochine (una reazione eccessiva del sistema immunitario dell’organismo) cosi come si è verificata all’inizio per il COVID;

Inoltre un’altra similitudine è data dall’aggressività del contagio fra le due influenze per cui , a fronte di positivi sintomatici, gli ospedali, si sono saturati; oggi non tutti i portatotori di coronavirus sono ospedalizzati,trovandoci di fronte, per la maggior parte dei casi, a portatori sani i quali scovati singolarmente sono isolati al fine di arrestare il contagio.

Tutto questo cosa vuol dire? Siamo usciti dall’emergenza? Non ancora ma siamo sulla buona strada; l’osservazione delle pandemie passate, dello stesso tipo, ci mostra che essa normalmente si esaurisce , perdendo forza e carica virale dopo 12/18 mesi : La spagnola si è esaurita in due anni, (ma si usciva dalla guerra che aveva causato precarie condizioni igieniche)

La SARS o covid 1 si è esaurita dopo 18 mesi

E il covid 19 ? non possiamo saperlo con certezza, possiamo solo osservare che la carica virale si è ridotta e che i sintomatici rappresentano oggi meno del 10%dei positivi. Sembra che la SaRS1 si sia estinta perchè gli asintomatici non erano contagiosi, mentre quelli dell’attuale covid lo sono.

I primi casi di COVID-19 si sono palesati veso la fine del 2019 in Cina,e la malattia causata dal virus SARS-Cov-2: nel giro di pochi mesi è evoluta in una pandemia, infettando milioni di persone in tutto il mondo e uccidendo circa l’1% delle persone infette, rivelandosi molto più contagiosa ma apparentemente meno mortale rispetto al suo cugino la SARS 1 di quasi 20 anni fa.

Il vero problema sembra essere che il virus SARS-CoV-2 si diffonda anche attraverso soggetti a sintomatici per cui le classiche precauzioni sanitarie basate sull’isolamento dei malati, che hanno causato l’estinzione della Sars 1, sembrano essere meno efficaci per il momento.

Oggi accertato che gli asintomatici del covid 19 sono contagiosi,anche se in misura meno aggressiva rispetto ai malati, li si sta andando a cercare per isolarli ed impedire la trasmissione della malattia sperando che presto si possano verificare le condizioni per l’estinzione della stessa anche se al punto in cui siamo una sorta di terrorismo di Stato non ci libera dai timori e dalle paure che pare debbano lasciarci solo alla somministrazione di un vaccino a cui stanno lavorando una cinquantina di multinazionali e su cui sono stati investiti centinaia di milioni di euro.

È possibile che se le cose evolvono come tutti ci auguriamo, la SARS-CoV-2 si stabilizzerà nella popolazione umana, diventando un virus endemico come i suoi cugini coronavirus che ogni inverno ci causano il raffreddore non facendo quindi danni maggiori.

E’auspicabile la disponibilità di un vaccino sicuro ed efficace, sopratutto per evitare danni alle fasce di popolazione più debole, cosi come esistono vaccini per altre influenze, anche perchè alla luce di quanto precedentemente espresso, non sappiamo per quanto tempo dura l’immunità naturale, non si può ancora dire con certezza se la SARS-CoV-2 potrà mai esaurirsi anche se in Cina, sono tornati tutti ad una vita normale.

i casi aacrtati in Cina il 31 agosto sono 10
Cittadini di Whuan in piscina la fine di Agosto 2020

La Bretagne, le coffre-fort des Celtes, terre des navigateurs et berceau de l’histoire.

Les Celtes, peuple d’une vaste région située entre le Rhin supérieur et les sources du Danube, ont envahi la majeure partie du territoire européen avec leurs tribus, pénétrant les îles britanniques, la France, l’Espagne et le nord de l’Italie, poussant avec un leurs tribus “les Pentri” jusqu’à la région de Sannio où ils sont devenus une partie du peuple samnite, représentant leur lignée guerrière, avec les trois autres tribus (Irpini, Carricini et Caudini) de la lignée italienne.
Mais ici nous n’entrerons pas dans l’histoire des Pentri arrivés dans le sud de l’Italie ou dans celle des Vénitiens d’Armorique mais nous parlerons de la Bretagne, comprise comme la dernière frontière de ce peuple dont la civilisation a été écrasée par l’arrivée des Romains du Sud et celle des tribus germaniques du Nord et qui se situe entre le Finistère, les Cornouailles, le Pays de Galles et l’Irlande, où leur langue est encore parlée et où les anciennes légendes de la tradition orale entre Brocèlandia, Merlino et le mythique Avalon prennent vie, mais nous en reparlerons dans un prochain article.
Dans le présent j’aime présenter ce qu’est la Bretagne aujourd’hui, ses forêts, ses lacs et ses plages qui apparaissent et disparaissent pour une magie faite par la lune quand elle décide d’abaisser ou d’élever le niveau d’eau du Dieu de l’Océan: une merveille surtout pour une Méditerranée, comme ils le sont, peu habituée à la majesté des grandes marées; quel spectacle, vous apportez comme des îles d’eau entre des étendues de sable et le concept d’une île qui se transforme: pas une terre émergée mais une dépression qui entoure une montagne d’eau. Ainsi apparaissent les ports bretons à marée basse, qui emprisonnent la mer entre barrages et barrières, évitant leur fuite pour permettre aux bateaux discontinus de flotter sans tomber d’un côté comme cela se passe plutôt dans les petites baies protégées de la zone où les nombreux trouvent refuge. marins locaux ou marins qui vivent et respectent la mer.

Les Celtes, peuple d’une vaste région située entre le Rhin supérieur et les sources du Danube, ont envahi la majeure partie du territoire européen avec leurs tribus, pénétrant les îles britanniques, la France, l’Espagne et le nord de l’Italie, poussant avec un leurs tribus “les Pentri” jusqu’à la région de Sannio où ils sont devenus une partie du peuple samnite, représentant leur lignée guerrière, avec les trois autres tribus (Irpini, Carricini et Caudini) de la lignée italienne.
Mais ici nous n’entrerons pas dans l’histoire des Pentri arrivés dans le sud de l’Italie ou dans celle des Vénitiens d’Armorique mais nous parlerons de la Bretagne, comprise comme la dernière frontière de ce peuple dont la civilisation a été écrasée par l’arrivée des Romains du Sud et celle des tribus germaniques du Nord et qui se situe entre le Finistère, les Cornouailles, le Pays de Galles et l’Irlande, où leur langue est encore parlée et où les anciennes légendes de la tradition orale entre Brocèlandia, Merlino et le mythique Avalon prennent vie, mais nous en reparlerons dans un prochain article.
Dans le présent j’aime présenter ce qu’est la Bretagne aujourd’hui, ses forêts, ses lacs et ses plages qui apparaissent et disparaissent pour une magie faite par la lune quand elle décide d’abaisser ou d’élever le niveau d’eau du Dieu de l’Océan: une merveille surtout pour une Méditerranée, comme ils le sont, peu habituée à la majesté des grandes marées; quel spectacle, vous apportez comme des îles d’eau entre des étendues de sable et le concept d’une île qui se transforme: pas une terre émergée mais une dépression qui entoure une montagne d’eau. Ainsi apparaissent les ports bretons à marée basse, qui emprisonnent la mer entre barrages et barrières, évitant leur fuite pour permettre aux bateaux discontinus de flotter sans tomber d’un côté comme cela se passe plutôt dans les petites baies protégées de la zone où les nombreux trouvent refuge. marins locaux ou marins qui vivent et respectent la mer.

les événements bretons ont déjà leur origine au néolithique et à l’âge du bronze et qui, en raison de l’origine mystérieuse de ses traditions, se fondent dans la légende qui escalade laborieusement les chemins de l’histoire; la pierre entoure les dolmens, les menhirs sont l’histoire de ce peuple mais aussi celle de peuples à des milliers de kilomètres et entourés par la mer, les tombas de Janas et les mégalithes de Sardaigne; et la légende raconte que des peuples d’origine indo-européenne et de structure plus importante que les Sardes de l’époque moderne, au moment des grandes glaciations, ont réussi à passer de l’Italie à la Sardaigne en profitant des terres émergées entre la Toscane, la Corse et la Sardaigne, plaçant le fondements de la civilisation nuragique qui, nous dit l’histoire, a été anéantie par les invasions des petits et féroces Phéniciens vers 500 av.

Cercle mégalithique en Bretagne près de Karnak

Cercle de stonhenge en pierre mégalithique

Mini transat avant la transat solo

megalithis de Sardeigne

Douernenez mini transat
La Bretagne vit aujourd’hui dans le souvenir de ses traditions et de l’actualité de ses activités quotidiennes inextricablement liées à la mer. En plus d’être une terre de mystères, elle a toujours été une terre de magiciens et de corsaires qui ont trouvé refuge dans les eaux perfides de la Bretagne qui, en raison de la force des vents et des courants, rendent la navigation difficile pour les étrangers. Terre de marins qui défient seuls les vagues et les vents de l’océan. A Douernenez, dans le Finistère, la transat prend son origine, une régate en solitaire avec de minuscules bateaux de 6,50 mètres. 0 l’itinéraire du RUHM qui arrive en Guadeloupe depuis San Malò.

Entrée de la cathédrale de Quimper

La tradition de Vanne

Coucher de soleil à Concarneau

France, Finistère (29) Concarneau, la ville close Ville d’Art et d’Histoire, au coucher du soleil
Une balade en Bretagne en vaut vraiment la peine, et se promener dans ses bois ou le long des plages on pourrait imaginer être Merlin, Lancilot, Le Corsair Surcouf, un marin solitaire qui traverse l’océan ou bien plus simplement un rêveur impardonnable.

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la vengeance de la nature (dont l’homme fait partie)
Le danger du populisme
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Auteur: dauphin72000
Un petit poète, un petit navigateur, un petit voyageur, très lié à ma terre et à son histoire, avec un état d’esprit perpétuellement présent… La napolitaine. Lire tous les articles de dauphin72000

Autoredauphin72000
Écrit le 28 juillet 2020
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La Bretagna, la cassaforte dei Celti, terra di navigatori e culla della storia

I Celti, popolo originario di una vasta area  sita tra l'alto Reno e le sorgenti del Danubio, invasero con le loro tribù gran parte del territorio Europeo ,penetrando nelle isole Britanniche , in Francia, in Spagna nell'Italia settentrionale, spingendosi con una loro tribù "i Pentri" sino alla regione del Sannio ove entrarono a far parte del popolo dei Sanniti, rappresentandone la stirpe guerriera , unitamente alle altre tre tribù  (Irpini,i Carricini e i Caudini) di stirpe Italica.
Ma in questa sede non approfondiremo né la storia dei Pentri che arrivarono nel meridione d'Italia  né quella dei Veneti  di Armorica ma parleremo della Bretagna, intesa come ultima frontiera di quel popolo la cui civiltà fu schiacciata dall'arrivo dei Romani da Sud e da quello delle tribù germaniche da Nord e che è ubicata tra Finistère, Cornovaglia, Galles e Irlanda ,ove è ancora parlata la loro lingua e trovano vita le vecchie leggende della tradizione orale tra Brocèlandia ,Merlino, e la mitica Avalon, ma parleremo di questo in un prossimo articolo.
Nell'attuale mi piace presentare quella che è oggi la Bretagna, i suoi boschi, i suoi laghi le sue spiagge che appaiono e scompaiono per una magia compiuta dalla luna quando decide di abbassare o innalzare il livello delle acque del Dio Oceano:una meraviglia, sopratutto per un mediterraneo, come sono, non avvezzo alla maestosità delle grandi maree; che spettacolo, porti come isole di acqua tra distese di sabbia, e il concetto di isola che si trasforma:non una terra emersa ma  una depressione che circonda una  montagna d'acqua. Così appaiono i porti Bretoni durante la bassa Marea, che imprigionano il mare tra dighe e barriere, evitando la loro fuga per consentire alle imbarcazioni discontinuare a galleggiarsi senza abbattersi su di un lato come avviene invece nelle piccole baie protette della zona ove trovano rifugio i tanti dipartisti o marinai locali che il mare lo vivono e lo rispettano.

Le vicende Bretoni hanno origine già nel neolitico e nell’età del bronzo e che per la misteriosa origine delle sue tradizioni sfumano in leggenda che faticosamente si arrampica sui sentieri della storia; i circoli di pietra i dolmen, i menhir sono la storia di quel popolo ma anche quella di popoli lontani migliaia di Kilometri e circondati dal mare, delle tombas de Janas e dei megaliti di Sardegna; e la leggenda narra che popoli di stirpe indoeuropea e di struttura più importante dei Sardi dell’età moderna, al tempo delle grandi glaciazioni, riuscirono a passare dall’Italia alla Sardegna profittando delle terre emerse tra la Toscana, la Corsica e la Sardegna ponendo le fondamenta della civiltà nuragica che, la storia ci dice, fu annientata dalle invasioni dei piccoli e feroci fenici verso il 500 a.c.

Circolo megalitico in Bretagna nei pressi di Karnak

Circolo megalitico a stone henge

Mini transat prima della Transat in solitario

La Bretagna oggi vive nel ricordo delle sue tradizioni e l’attualità delle sue attività quotidiane connesse indissolubilmente al mare. Oltre che terra di misteri, da sempre terra di maghi e di corsari che trovavano rifugio nelle infide acque di Bretagna che, per la forza dei venti e delle correnti, rendono la navigazione difficile per gli stranieri . Terra di velisti che sfidano in solitario le onde e i venti dell’Oceano. A Douernenez nel Finistère ha origine la transat , regata in solitario im minuscole imbarcazioni da 6,50mt. 0 la rotte du RUHM che da San Malò arriva in Guadalupe.

Ingresso cattedrale Quimper
La tradizione di Vanne
Tramonto a Concarneau
France, Finistere (29) Concarneau, la ville close Ville d’Art et d’Histoire, au coucher du soleil

Un giro in giro per la Bretagna vale veramente la pena, e passeggiando nei suoi boschi o lungo le spiagge potremmo immaginare di essere Merlino, Lancilot, Il corsaro Surcouf, un velista solitario che attraversa l’oceano o molto più semplicemente un imperdonabile sognatore.

10 Juin Fete de la Marine Militaire Italienne

En 1918, pendant la 1ère guerre mondiale, les eaux autour de cette île ont été témoins de l’engagement courageux de deux petits navires de la Marine qui ont obtenu un résultat d’une grande pertinence, tant d’un point de vue tactique qu’émotionnel. L’action a eu lieu à l’aube du 10 juin près de l’île, où les MAS (Motoscafo Armato Silurante) “15” et “21” aux ordres respectivement du capitaine de Corvette Luigi RIZZO et l’enseigne  Giuseppe AONZO, ont attaqué une puissante formation navale autrichienne coulant le cuirassé “Szent Istvan”

(Saint Stephen).
Au cours de cette dernière année de guerre, l ‘”exploit de Premuda” accompli par ces marins italiens a été si remarquable en revigorant l’esprit des soldats sur le front de terre et de l’ensemble de la population afin d’être crucial pour la victoire finale.

Pour cette raison, le 10 juin est le JOUR DE LA MARINE MILITAIRE ITALIENNE.

mes meilleurs voeux a tous les marins d’Italie

 

10 GIUGNO FESTA DELLA MARINA

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PREMUDA è una piccola isola della Croazia situata nel mare Adriatico a sud di Lussino e appartenente al territorio di Zara. Oggi vi risiedono 64 abitanti.

Nel 1918, durante la 1^ Guerra Mondiale, le acque attorno a quest’isola furono testimoni
della coraggiosa l’impresa di due piccoli mezzi navali della Marina Militare che ottennero un risultato di grande rilevanza, sia sotto il profilo tattico sia sul piano emotivo. L’ azione avvenne all’alba del 10 giugno nei pressi dell’isola, dove i MAS (Motoscafo Armato Silurante) “15” e “21” al comando, rispettivamente, del Capitano di Corvetta Luigi RIZZO e del Guardiamarina di complemento Giuseppe AONZO, attaccarono una potente formazione navale austriaca affondando la corazzata “Szent Istvan”
(Santo Stefano).
In quell’ultimo anno di guerra l’ “impresa di Premuda” compiuta da quei pochi marinai italiani fu così notevole nel rinvigorire lo spirito dei soldati sul fronte terrestre e della intera popolazione tanto da risultare cruciale per la vittoria finale.

Per questo il 10 giugno è la GIORNATA DELLA MARINA MILITARE ITALIANA.

AUGURI e cieli sereni!
PG (il Comandante Bitta)

L’Ile qui n’est pas là

Pasquale et Paolo au moment du voyage vers l’île qui n’est pas là


Une fois, quand j’étais plus jeune, je pensais qu’il fallait toujours regarder en avant et ne jamais regarder en arrière, aujourd’hui que je suis différemment jeune, je suis convaincu que pour progresser, il ne faut jamais perdre de vue le passé, les expériences et les faits vécus; ce n’est qu’ainsi que nous pourrons être sûr de la route qui reste à parcourir qui, bien que la longueur et la distance, les difficultés, les aspérités et les insécurités atténuées par la connaissance d’un chemin, jalousement gardé par notre subconscient, qui nous aide encore en quelque sorte.

Et au cours d’un de ces exercices de nostalgie spirituelle, je suis revenu, traversant l’espace-temps qui s’est soudainement ouvert devant moi, au milieu des années 80, lorsqu’un jeune commissaire à bord du navire de la marine italienne, l’amiral Magnaghi, avec le jeune lieutenant de Vaisseau, excellent hydrographe et scientifique, Paolo Giannetti, plus connu sous le nom de commandant Bitta, ont plongè dans une recherche réelle et non fictive de l’île qui n’est pas là; oui, l’île qui n’est pas celle du capitaine Hook et de Peter Pan, celle d’Eduardo Bennato, ou même de Tommaso Moro qui a dècrit une île, appelée Utopia , qui n’aurait jamais existé.

Pasquale, m’a dit Paolo, aujourd’hui je t’emmène dans un lieu extraordinaire, Je l’ai regardé avec méfiance car normalement les “officiers des vaisseaux hypertendus” (comme j’aimais à les appeler ) avaient coutume de se moquer des commissaires et normalement, quand j’étais libre de mes fonctions de commissaire, et pendant la navigation, cela se produisait souvent, ils m’ont demandé les choses les plus étranges, comme déposer une batterie de 20 kg, portèe sur mes épaules, au phare de la Madone sur l’île de Ponza, après avoir franchi 300 marches; ou m’abandonner de garde sous le soleil et en maillot de bain, à une station géo sur l’île inhabitée de Zannone de midi à minuit ou récupèrer un système radio dans le ressac du rocher de la Botte, entre Ponza et Palmarola à 10 mètres de profondeur . Mais cette fois, le bon commandant Bitta ne s’est pas moqué de moi, et après Etre arrivé à environ 20 milles au sud de Sciacca, l’ancre bien amarrèe, nous avons mis un bateau hydrographique par-dessus bord qui a immédiatement révélé une profondeur d’environ 8 mètres, là où au lieu de cela le bathymétrique prècisait 200 mètres. La mer était bleue comme seule la mer de Sicile, transparente aux reflets des rayons du soleil sur les rochers marins, et la scénographie etait complétée par la faune et la flore marines, les posidonies, les dorades, les guarracinis, les rougets, un paradis inattendu pour les amoureux de la mer.

Ici Pasquale, dit Paolo, c’est l’île qui n’existe pas et qui existe vraiment. Nous étions sur l’île de Ferdinandea qui a été vue émergeant de la mer le 7 juillet 1831, par F. Trefiletti, commandant de Gustavo, au milieu d’explosions de cendres et de lapilli.

Ainsi naquit l’île Ferdinandea, ainsi appelée plus tard, un volcan sous-marin entièrement italien. La phase initiale a été extrêmement explosive, elle pouvait également être bien vue des côtes siciliennes, puis lorsque l’île a commencé à se développer et que le magma s’est isolé de la mer, les explosions ont pris fin et l’éruption a pris des connotations plus pacifiques. En quelques semaines, la nouvelle île a atteint 65 mètres de hauteur et sa surface a atteint 4 kilomètres carrés, une surface très similaire à celle de l’île actuelle de Procida dans le golfe de Naples. L’éruption a pris fin le 20 août 1831.

À partir de ce moment, une histoire complètement différente commence, l’île a en effet suscité l’intérêt de certaines puissances européennes étrangères, qui en Méditerranée recherchaient des points stratégiques pour le débarquement de leurs flottes, marchandes et militaires. Le 24 août, le capitaine Jenhouse est arrivé sur les lieux, qui y a planté le drapeau britannique, appelant l’île «Graham». Le 26 septembre, la France, pour contrer l’action britannique, envoie la brigantine La Flèche qui la rebaptise “Iulia”. Le roi Ferdinand II, constatant l’intérêt international que l’île avait suscité, envoya la corvette Etna sous le commandement du capitaine Corrao qui, étant descendu sur l’île, planta le drapeau Bourbon baptisant l’île “Ferdinandea”. Mais à qui appartenait vraiment ce petit bout de terre né à quelques kilomètres de la côte sicilienne?

La targa sottomarina a perenne ricordo dell'Isola
La targa sottomarina a perenne ricordo dell’Isola

Ironie du genre alors que les prétendants se disputaient encore à propos de l’os trouvé, alors qu’il était sorti de la mer, l’île commença donc à couler jusqu’au 8 décembre complètement disparue sous la surface. Plus tard en 1846 et 1863, l’îlot réapparut à la surface, puis disparut de nouveau. Avec le tremblement de terre au Belice, les eaux entourant le banc Graham étaient devenues nuageuses et bouillonnantes, ce qui a été interprété comme un signal probable que l’île de Ferdinandea allait refaire surface. Ce ne fut pas le cas.

Pour éviter les malentendus, les Siciliens ont placé une plaque de pierre à la surface de la rive sous-marine, sur laquelle nous pouvons lire : «Cette bande de terre est l’île de Ferdinandea et appartiendra toujours du peuple sicilien » .

L’isola che non c’è invece esiste

Pasqualee Paolo all’epoca del viaggio sull’isola che non c’è

Una volta, quando ero più giovane credevo che bisognava guardare sempre avanti e mai voltarsi indietro, oggi invece che già da tempo ho passato la maturità, sentendomi diversamente giovane, sono convinto che per progredire non bisogna mai perdere di vista il passato, l’esperienze e i fatti vissuti; solo così potremmo essere sicuri della strada ancora da percorrere che, anche se ancora ignota la lunghezza e la percorrenza, le difficoltà , le asperità e le insicurezze mitigate dalle conoscenze di una vita, gelosamente custodite dal nostro subconscio, che ci vengono in aiuto in modo inatteso.

E durante uno di questi miei esercizi di nostalgia spirituale, sono ritornato, attraversando lo spazio temporale che si è improvvisamente aperto davanti a me, alla metà degli anni 80, quando giovane Commissario di Bordo sulla nave della Marina Militare Italiana, Ammiraglio Magnaghi, con il giovane tenente di Vascello , eccellente Idrografo e scienziato,Paolo Giannetti, meglio noto come il Comandante Bitta, incrociavamo tra Mazara del Vallo e Pantelleria, alla ricerca reale e non fittizia dell’isola che non c’è; si, l’isola che non c’è quella del Capitano Uncino e Peter Pan, quella di EduardoBennato, od anche di Tommaso Moro che preconizzava di un’isola chiamata Utopia che non sarebbe mai esistita.

Pasquale, mi disse Paolo, oggi ti porto in un posto straordinario, – lo guardai diffidente perché normalmente i ” vascellonici ipertesi “( come io chiamavo gli ufficiali di vascello) avevano la consuetudine di prendersi gioco dei commissari e normalmente, quando ero libero dagli incarichi di commissariato, ed in navigazione ciò si verificava spesso, mi chiedevano le cose più strane tipo depositare una batteria di 20 Kg a spalla sul faro della Madonna all’isola di Ponza, dopo essermi sobbarcato 300 scalini , o abbandonarmi di guardia, sotto al sole ed in costume da bagno, ad un impianto di geo stazionamento sull’isola disabitata di Zannone da mezzogiorno a mezzanotte o farmi recuperare un impianto radio travolto dalla risacca allo scoglio della Botte, tra Ponza e Palmarola a 10 metri di profondità; Ma questa volta il buon comandante Bitta non si prese gioco di me, ed arrivati a circa 20 miglia a sud di Sciacca, calata l’ancora, mettemmo a mare una imbarcazione idrografica che subito rivelò un fondale di circa 8 metri li dove invece insisteva la batimetrica dei 200 metri. Il mare era azzurro come solo il mare di Sicilia è, trasparente ai riflessi dei raggi solari sulle rocce marine, e completavano la scenografia comlplementi di flora e fauna marina, poseidonie, orate, guarracini, triglie, un paradiso inatteso per gli amanti del mare;-Ecco Pasquale, disse Paolo, questa è l’isola che non c’è ed esiste realmente. Ci trovavamo sopra l’isola Ferdinandea che fu vista spuntare dal mare il 7 luglio 1831, da F. Trefiletti, comandante del Gustavo,  tra esplosioni di cenere e lapilli.

Nasceva così  l’isola Ferdinandea, così chiamata in seguito, un vulcano sottomarino tutto italiano. La fase iniziale fu estremamente esplosiva, si poteva vedere bene anche dalle coste siciliane, poi quando l’isola cominciò a crescere e il magma si isolò dal mare, le esplosioni terminarono e l’eruzione assunse connotati più tranquilli. In poche settimane la nuova isola si sollevò fino a 65m di altezza e la sua superficie arrivò a 4 chilometri quadrati, una superficie molto simile a quella dell’attuale isola di Procida nel Golfo di Napoli. L’eruzione terminò il 20 Agosto 1831.

Da quel momento in poi comincia una storia tutta diversa, l’isoletta suscitò infatti l’interesse di alcune potenze straniere europee, che nel mar Mediterraneo cercavano punti strategici per gli approdi delle loro flotte, sia mercantili che militari. Il 24 agosto giunse sul posto il capitano Jenhouse, che vi piantò la bandiera britannica, chiamando l’isola “Graham“. Il 26 settembre la Francia, per contrastare l’azione inglese, inviò il brigantino La Fleche che la ribattezzò “Iulia“. Il re Ferdinando II constatando l’interesse internazionale che l’isoletta aveva suscitato, inviò sul posto la corvetta bombardiera Etna al comando del capitano Corrao il quale, sceso sull’isola, piantò la bandiera borbonica battezzando l’isola “Ferdinandea“. Ma a chi apparteneva veramente quel piccolo lembo di terra nato a pochi chilometri dalle coste siciliane?

Ironia della sorta mentre i contendenti ancora litigavano per l’osso ritrovato, così come era venuta fuori dal mare, così, l’isoletta cominciò a inabissarsi finché l’8 Dicembre non scomparve completamente sotto la superficie. In seguito nel 1846 e nel 1863 l’isoletta è riapparsa ancora in superficie, per poi scomparire nuovamente. Con il terremoto del Belice le acque circostanti il banco di Graham furono viste intorbidirsi e ribollire, cosa che venne interpretata come un probabile segnale che l’isola Ferdinandea stesse per riemergere. Così non fu. A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superficie del banco sottomarino una targa in pietra, sulla quale si legge: « Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano. » 

La targa sottomarina a perenne ricordo dell'Isola
La targa sottomarina a perenne ricordo dell’Isola

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Posizione dell'Isola Ferdinandea
Posizione dell’Isola Ferdinandea

PROCIDA,l’isola che puo’

Non voglio annoiare il lettore ed essere pedissequo petulante noioso ecc..ecc. né parlare ex cathedra ma come un napoletano nel cuore e nell’animo amante della bella Procida che da anni mi accoglie e mi ospita, proteggendomi, fatte le dovute eccezioni dei mesi estivi, dal caos tormentato della città, conciliandomi meditazioni e pensieri rivolti verso un umanesimo sempre più carente ai giorni d’oggi.

Leggevo ieri un giornale, e riflettevo sul fatto che a Parigi pensano di proibire dal 2030 la circolazione delle auto a benzina.

Spunto di riflessione:- a Parigi dal 2030? E perché non a Procida nell’imminente? Si proprio Procida perché non riesco ad individuare altro posto più idoneo di quello dell’isola di Arturo per iniziare in concreto a tutelare la salute di noi, miseri mortali, costringendoci ad una mobilità non inquinante ed ecologica : Si perché più passa il tempo e più mi rendo conto che una forma di masochismo incombe sul genere umano che per essere invogliato a far cose utili per se stesso, spesso deve esserne obbligato.

Eh si mica sono tanti quelli poi che accetterebbero di non utilizzare l’automobile ed usare il mezzo pubblico, con le scuse più varie ma anche spesso molto realistiche (vetustà e rumorosità dei mezzi, un atteggiamento spesso burbero degli operatori, scomodità.)

Iniziamo quindi dal servizio pubblico infatti per tutto c’è un inizio, basta avere chiaro nella testa da dove cominciare ed a Procida il servizio pubblico sarebbe la perfetta sperimentazione per una mobilità sopportabile e non inquinante, visto che sia le dimensioni dei bus che la lunghezza delle tratte non sono un ostacolo all’utilizzo della motorizzazione elettrica, come già avviene nei centri storici delle grandi città e L’isola, …… è tutta un centro storico; le dimensioni dell’isola, la lunghezza della rete viaria, la necessità di salvaguardare la quiete dei Procidani ,oltre al sapore dell’aria profumata agli agrumi e al gelsomino che si mescola alla salsedine mista alla brezza che proviene di borghi di Corricella e Marina grande, consentono e impongono di progredire e procedere lungo la strada della salvaguardia e dell’ecologia. Come fare, imporre nel prossimo bando di gara mezzi a propulsione elettrica o ibrida e investimenti nelle infrastrutture per creare stazioni di ricarica. Mica tanto difficile o no?

Pasquale Tommasino

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